I pubblici della scienza

La scienza ai primi posti negli occhi del pubblico e dei media americani

di Anna Davini

Pochi giorni fa il Pew  Research Center for the People and the Press ha pubblicato i risultati di uno studio che compara l’attenzione degli americani per le notizie apparse nel 2010 e la copertura che ne hanno fornito i mezzi di informazione (l’analisi è condotta sui risultati di due ricerche distinte: Top Stories of 2010: Haiti Earthquake, Gulf Oil Spill e The Year in News 2010: Disaster, Economic Anxiety, but Little Interest in War).

A catturare l’attenzione degli americani nel 2010 sono stati il terremoto di Haiti (con un picco del 60%) e la marea nera nel Golfo del Messico (59%); seguono la crisi economica (52%) e la riforma sanitaria Usa (51%). Il disastro ambientale della BP conquista anche il primato della longevità, conservando il primo posto nell’attenzione pubblica dall’inizio di maggio a tutto agosto. I dati confermano, ancora una volta, come la scienza costituisca oggi una delle linee predominanti nella narrazione che costruiamo della realtà: se le redazioni scientifiche accusano il colpo della crisi, l’attenzione dei cittadini americani è monopolizzata da due fatti di cronaca in cui la scienza, e il parere degli scienziati, hanno rappresentato una voce centrale.

E rispetto all’interesse del pubblico, l’informazione come si colloca? Nei momenti di picco, copertura mediatica e attenzione pubblica coincidono: le notizie più seguite sono anche quelle più coperte. Ma tendono a divergere in altri periodi. Dato forse controintuitivo, l’attenzione del pubblico ha vita più lunga rispetto a quella dei media: considerato nel tempo, l’interesse degli americani per eventi come il terremoto di Haiti, la marea nera del Golfo del Messico e la riforma sanitaria, si dimostra più solido rispetto alla copertura che ne hanno dato i media. Mentre i cittadini Usa si rivelano decisamente meno interessati alle faccende di Washington, che appassionano invece l’informazione: se copertura e interesse pubblico per le elezioni di metà mandato coincidono a ridosso delle votazioni, nelle prime fasi della campagna la prima eccede nettamente il secondo.

3 commenti

Enrico Febbo12/1/2011 alle 8:16 pm

Se mi è consentita una nota, in una tragedia immane come quella di Haiti proprio non riesco a capire come possa la scienza essere “una delle linee predominanti nella narrazione della realtà”. Insomma, davanti a 300.000 morti (tanto per avere un termine di paragone i morti in Irpinia nel 1980 furono 3.000) mi rifiuto di pensare che la rappresentazione della realtà possa avvenire (solo o prevalentemente) attraverso paradigmi di tipo scientifico. Ma forse ho capito male.
Ciao.

Anna Davini13/1/2011 alle 12:21 am

Il 12 gennaio 2010 il New York Times dà notizia del terremoto di Haiti (http://www.nytimes.com/2010/01/13/world/americas/13haiti.html?scp=1&sq=haiti+seismologist&st=nyt). Fra gli altri, viene intervistato il sismologo David Wald: un esperto per spiegare che sono attese nuove scosse e nuove vittime. Da quella prima giornata fino a oggi, per raccontare la tragedia haitiana i media hanno interpellato medici, epidemiologi, sismologi. Ovvero, scienziati.
Non credo che gli americani intervistati dal Pew abbiano seguito il terremoto di Haiti perché appassionati di scienza, né che magnitudo e incidenza del colera rappresentino le coordinate sufficienti per rappresentare la realtà di Haiti e dei suoi morti. Però l’informazione ha costruito la cronaca della vicenda, la sua narrazione, utilizzando anche questi elementi, forse soprattutto questi, e ricorrendo ampiamente all’expertise scientifica.

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