Etica e deontologia

Uffici stampa contro i blogger scientifici

di Roberto Inchingolo

Immagine via Google

Nella parte di blogosfera professionalmente attenta alla scienza si è accesa una forte discussione scaturita da un rifiuto abbastanza sorpendente. Un addetto stampa non ha concesso l’accesso ai dettagli di un articolo scientifico a Ed Yong, giornalista scientifico e blogger britannico, tra i più noti nel settore, attualmente impiegato per Discover.
Yong riporta di aver richiesto dati addizionali e contatti con il ricercatore principale di una ricerca sotto embargo al PIO (Public Information Officer) di un importante istituzione. L’ufficio le ha negate. “Penso che tu abbia abbastanza informazioni per un post sul tuo blog”, è stata la risposta alla richiesta di Yong.

Come si legge nello scambio di mail, il blogger è riuscito infine ad ottenere i contatti che cercava, ma questo non diminuisce le responsabilità dell’addetto stampa il quale ha giustificato il suo comportamento affermando che “abbiamo delle priorità di assegnazione dei contatti” e che “ho 15 anni di esperienza giornalistica, e sono qualificato per dare consigli ad altri giornalisti. I tuoi post sono molto brevi, hai informazioni sufficienti”.

Caso isolato o segnale del fatto che i giornalisti blogger sono considerati di serie B? Certo è che non è la prima volta che le instituzioni di stampa scientifica dimostrano un doppio standard nei confronti dei blogger. E certo è che l’addetto stampa (identificato in seguito dal sito Embargowatch come Aeron Hawort dell’Università di Manchester), nei commenti seguiti alla pubblicazione delle mail, ha definito Yong “un arrogante aspirante giornalista” e uno “zerbino”, oltre a minacciare di azioni legali e prendere in giro altri giornalisti e addetti stampa testimoni della rissa telematica.

Come già detto, non si tratta del primo caso di “discriminazione” nei confronti dei blogger scientifici (a cui non si permette di discutere sul materiale fornito nei casi di embargo, ad esempio), e nella comunità blogger questa potrebbe essere l’ennesima conferma che il loro lavoro, agli occhi degli uffici stampa tradizionali, non ha valore. Che si tratta “solo di un post per un blog”.

Lascia un commento

Il tuo commento