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Terremoto in Giappone: Google e la guerra delle mappe

di Alessio Cimarelli

SPECIALE SUL SISMA IN GIAPPONE – SUL WEB LA GEOGRAFIA DEL DISASTRO

Mappa delle scosse successive al sisma giapponese dell'11 marzo 2011

Mappa delle scosse successive al sisma giapponese dell'11 marzo 2011 aggiornata alle 22:56:24 UTC (credits: earthquake.usgs.gov)

Intorno alle 5:00 di questa mattina, ora italiana, il Giappone è stato colpito da uno dei più grandi terremoti della storia delle misurazioni sismiche, seguito dopo poche ore da uno tsunami che ha travolto le coste orientali dell’isola.

A parte video e foto, che sempre più numerosi appaiono in rete e sulle principali emittenti mondiali dai corrispondenti e dai cittadini coinvolti in prima persona, una delle risorse comunicative più usate da tutti i mezzi di informazione è la mappa, più o meno interattiva, delle zone coinvolte: sul web al momento Google Maps e Google Earth la fanno da padroni.

Gli esempi sono numerosi. In Nuova Zelanda la redazione di Stuff, importante sito di informazione locale, ha realizzato una mappa degli allarmi tsunami a seguito del terremoto: l’impatto visivo è molto efficace perché in un colpo d’occhio mostra la diffusione del rischio in tutto il bacino dell’Oceano Pacifico, evidenziando anche il coinvolgimento della costa occidentale degli Stati Uniti. Si sente però la mancanza di una quantificazione dell’entità del rischio, che in una semplice mappa degli allarmi appare uniforme ovunque.

Il video delle zone coinvolte diffuso sui siti di informazione australiani Herald Sun e The Australian è quasi interamente prodotto utilizzando Google Earth e le sue funzioni di tour dinamico: vengono efficacemente evidenziate le localizzazioni e le distanze dei luoghi coinvolti, ma naturalmente un video è un oggetto statico, che incorpora le informazioni valide nel momento in cui viene prodotto e poi si limita a ripeterle all’infinito.

L’agenzia americana per il monitoraggio sismico, la U. S. Geological Survey (USGS) ha prodotto al volo e reso disponibili molte mappe dell’evento, mettendo a disposizione anche un servizio di raccolta segnalazioni e un report preliminare degli effetti del sisma. Google stesso è in prima linea: subito dopo il sisma è apparso un alert sulla homepage internazionale del motore di ricerca, ora è attivo un sistema integrato di gestione della crisi, che include flussi continui di informazioni da Google News e Twitter e un’applicazione per l’individuazione delle persone scomparse.

La nuvola di tweet sul Giappone colpito dal terremoto dell'11 marzo 2011

La nuvola di tweet sul Giappone colpito dal terremoto dell'11 marzo 2011 (credits: twittervision.com)

E proprio Twitter ha mostrato ancora una volta la sua grande efficacia per la comunicazione veloce ed essenziale, ma proprio l’enorme mole di tweet che ogni ora affolla il social network diviene paradossalmente un limite in una situazioni di emergenza. Appaiono preziose quindi quelle applicazioni che permettono di dare un senso, anche geografico, al cinguettio della Rete: twittervision, ad esempio, mostra su una mappa del mondo (neanche a dirlo, powered by Google) tutti i tweet in tempo reale, sfruttando i dati di georeferenziazione che il social network mette a disposizione.

Crowdmap, nata proprio per questo tipo di emergenze, non si è mossa con altrettanta velocità, tanto che su Twitter molti hanno chiesto informazioni su un’eventuale mappa dedicata per diverse ore. Ora il gruppo OpenStreetMap Japan ha aperto la mappa Earthquake Tohoku area in Japan 3/11 che in poche ore ha ricevuto 76 segnalazioni, di cui un quarto verificate: moltissime, tenendo conto che nel recente terremoto in Nuova Zelanda dello scorso 22 febbraio si è tenuto un ritmo medio di 50 segnalazioni al giorno.

In Italia le versioni on-line dei principali quotidiani nazionali come la Repubblica e il Corriere della Sera non hanno finora proposto nessun contributo originale, limitandosi a includere video e mappe internazionali nelle proprie pagine. Google dal canto suo ha dimostrato ancora una volta di essere il migliore al mondo nel proprio mestiere: raccogliere informazioni da qualunque fonte, confezionarle al meglio con le proprie tecnologie avanzate e renderle universalmente disponibili, costringendo de facto qualsiasi operatore della comunicazione a ricorrere alle sue applicazioni firmate.

15 commenti

Alessio Cimarelli12/3/2011 alle 12:27 am

Segnalo la mappa delle foto del disastro preparata dal New York Times: http://www.nytimes.com/packages/flash/newsgraphics/2011/0311-japan-earthquake-map/

Alessio Cimarelli12/3/2011 alle 10:55 am

Via Twitter segnalo l’iniziativa dell’utente @39ukki, che ha prodotto una mappa delle risorse informative utili sul terremoto giapponese (in inglese), incluse mappe per la localizzazione di servizi sul territorio, come gli access point wifi pubblici: http://www.mindmeister.com/86675242/english-info-for-earthquake-japan-mar-2011 . La mappa è modificabile, l’utente stesso suggerisce di usarla come un wiki.

Giulia Bonelli12/3/2011 alle 12:05 pm

È incredibile come nella notte si siano moltiplicati i messaggi su Twitter. I link alle mappe sono sempre più numerosi, alcuni utenti segnalano ad esempio la mappa dell’intensità dell’energia del sisma, resa disponibile dal sito meteorologico Weather Undergroung:
http://www.wunderground.com/hurricane/2011/tsunami_energy_japan.jpg

Alessio Cimarelli12/3/2011 alle 12:18 pm

Sì, sono le mappe della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) americana: http://nctr.pmel.noaa.gov/honshu20110311/. C’è anche una simulazione della propagazione dell’onda nel Pacifico: http://www.youtube.com/watch?v=PBZGH3yieLc . Ma ormai le simulazioni sono vecchie, l’onda ha già coperto l’oceano.

Alessio Cimarelli12/3/2011 alle 2:33 pm

Le segnalazioni sulla crowdmap della OpenStreetMap Japan (http://osmemo.wizu.jp/) sono raddoppiate, mantenendo costante la frazione di report controllati (~25%): http://osmemo.wizu.jp/reports . Le zone più coperte sono quelle di Sendai, Tokyo e Shirakawa.

Alessio Cimarelli12/3/2011 alle 2:41 pm

L’azienda californiana ESRI (http://www.esri.com/), specializzata in tecnologie GIS (Geographic Information System), propone una mappa completa dell’emergenza, includendo news, tweets, foto da Flickr, video da Youtube, le segnalazioni da Crowdmap e i dati dall’USGS, tutto georeferenziato: http://www.esri.com/services/disaster-response/japan-earthquake-tsunami-2011-map/index.html .

Alessio Cimarelli12/3/2011 alle 4:14 pm

Il New Scientist propone un’impressionante mappa interattiva di tutti i fenomeni sismici che hanno interessato il Giappone dal 1900 in poi: http://www.newscientist.com/blogs/shortsharpscience/2011/03/interactive-graphic-japans-dea.html . I dati sono stati ricavati dal database pubblico dell’USGS, mentre la mappa è stata fatta grazie alle versioni freeware degli strumenti di Tableau (http://www.tableausoftware.com/), azienda americana specializzata in software di analisi dati.

Alessio Cimarelli12/3/2011 alle 7:53 pm

Da un tweet pervenuto alla crowdmap del disastro giapponese (http://osmemo.wizu.jp/) segnalo una mappa delle stazioni dei treni con aggiornamenti continui della loro situazione operativa: http://www.nhk.or.jp/saigai/jishin/ . Non è una mappa di fatto, perché le stazioni sono solo elencate e a ognuna di esse è associata una lista di aggiornamento informativi, ma per chi conosce i luoghi è un modo molto veloce, soprattutto se le connessioni non sono buone o sono volanti, per farsi un’idea della situazione sul territorio.

Alessio Cimarelli13/3/2011 alle 10:48 am

Segnalo che la crowdmap si è spostata su un nuovo server: http://sinsai.info/ushahidi/main

Alessio Cimarelli13/3/2011 alle 11:03 am

Google sta mettendo a disposizione le immagini satellitari più recenti dei luoghi colpiti dal terremoto e dallo tsunami, sia come immagini scaricabili ad alta risoluzione, sia come layer da importare in Google Earth o da visualizzare in Google Maps: http://google-latlong.blogspot.com/2011/03/post-earthquake-images-of-japan.html

Giulia Bonelli13/3/2011 alle 11:33 pm

A proposito di immagini satellitari, l’ASI ha oggi aggiornato il sito con 6 nuove mappe realizzate da DLR:
http://www.zki.dlr.de/article/1893

Alessio Cimarelli14/3/2011 alle 8:40 am

Ed ecco il lavoro della Platform for Space-based Information for Disaster Management and Emergency Response dell’ONU: http://www.un-spider.org/japan-pacific

Giulia Bonelli14/3/2011 alle 5:30 pm

Impressionanti le prime foto satellitari prima/dopo il terremoto…

http://www.abc.net.au/news/events/japan-quake-2011/beforeafter.htm

Alessio Cimarelli17/3/2011 alle 8:05 am

Aggiornamento per quanto riguarda la crowdmap Sinsai.info (http://www.sinsai.info/ushahidi/index.php): negli ultimi tre giorni ha avuto un vero e proprio boom di segnalazioni, arrivando a quota 3350, con l’impressionante media di 480 al giorno. A questa molte di dati, però, si evidenzia subito il limite classico del crowd-sourcing: la quota di segnalazioni verificate è crollata sotto il 6%. La mappa come strumento di aggregazione delle segnalazioni è decisamente efficace, ma richiede di fidarsi ciecamente dell’onesta della crowd: almeno in questo caso il processo di verifica ha già fallito.

Alessio Cimarelli18/3/2011 alle 9:54 am

Usando i dati pubblici dell’USGS e integrandoli con le API di Google Maps, ecco cosa si può fare per comunicare efficacemente la gravità del terremoto giapponese: http://www.japanquakemap.com/. Paul Nicholls è uno studente universitario neozelandese che aveva sviluppato quest’applicazione di visualizzazione durante il terremoto di Christchurch (Nuova Zelanda) del febbraio scorso. Direi che manca solo una buona musica di sottofondo…

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