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“La comunicazione della scienza? Non esiste”

di Marina D’Alessandro

Giovanni Carrada

Intervista audio a Giovanni Carrada, comunicatore scientifico a tutto tondo

“La comunicazione della scienza non esiste. Esiste solo una comunicazione ben fatta e una fatta male. Credo che quasi tutte le tecniche per comunicare la scienza siano quasi esattamente le stesse che per qualsiasi altro campo”. Sembra strano ma ad affermarlo è proprio lui, Giovanni Carrada, che da 20 anni si occupa di comunicazione della scienza a 360 gradi: giornalista, scrittore, autore di testi per la radio, per la televisione, consulente e formatore scientifico, autore di mostre, organizzatore di eventi culturali in ambito scientifico.

Appena laureato in biologia marina, un professore della facoltà che conosce le sue aspirazioni gli chiede di scrivere un articolo per la rivista divulgativa Scienza e dossier. Inizia così ad inserirsi nel settore e non passa molto tempo prima che il suo sogno di fare da grande “un po’ quello che fa Piero Angela” si realizzi. Nel 1994 approda a Superquark: “Ero stato ingaggiato per fare un po’ di ricerche in redazione. Quando stava per andare in onda la prima puntata del programma, ci fu il terremoto di Kobe, io avevo trovato delle immagini molto belle di terremoti in Giappone, purtroppo oggi di nuovo di grande attualità, e dissi: perché non proviamo a fare un servizio sui terremoti? Piero Angela mi disse che non avevamo tempo, che mancavano troppi pochi giorni, ma che se volevo potevo provarci. Scrissi un servizio, a lui piacque e fui promosso sul campo autore del programma. Quello fu il primo servizio della prima puntata di Superquark.”
Dal ’94 a oggi, i modi di raccontare la scienza in tv e le opportunità di inserimento per i professionisti non sembrano cambiate più di tanto ai suoi occhi: “È rimasto un orto molto piccolo. Quando Superquark è iniziato è stata la prima trasmissione che ricominciava a parlare di scienza in televisione, c’è stato poi un momento in cui sono proliferate e dopo sono quasi tutte scomparse: di fatto è un mercato piccolissimo. La possibilità per un professionista della comunicazione di lavorare in una trasmissione televisiva è più legata al caso che altro.”

Fortuna sì, ma anche le competenze giuste: “Lavorare in tv è ingannevolmente semplice. Uno dei requisiti essenziali è il gusto per lavorare con le immagini, o perlomeno a pensare in termini di immagini. Bisogna tener presente che la televisione ha soprattutto dei vincoli, proprio perché bisogna parlare a tutti: gli argomenti devono essere di grandissimo interesse, devono avere un pubblico naturale il più ampio possibile, bisogna essere assolutamente semplici, non puoi dire qualcosa che un quattordicenne curioso non potrebbe capire”.

Pensare con le immagini e saper semplificare sono le qualità indispensabili, ancor più di una formazione scientifica: “Piero Angela ha iniziato come pianista, Lorenzo Pinna, di Quark, si era laureato in lingua e letteratura russa. Una laurea scientifica è sicuramente un buon punto di partenza ma non un punto di partenza esclusivo. Una competenza specifica in un settore può essere anche un limite. Io credo che le cose migliori le ho fatte nei campi che conoscevo meno, perché sono riuscito a vederle con una mente più fresca”.

Con lui affrontiamo anche il tema dei new media: chi fa il comunicatore scientifico oggi, o studia per diventarlo, non può fare a meno di imparare ad utilizzarli, sia come strumento di informazione che come una sorta di vetrina virtuale. Invece Giovanni non ha un blog né un sito internet: “Varie volte ho pensato di iniziare un sito. Poi ho sempre avuto tanto di quel lavoro da non aver mai avuto bisogno di cercarlo al di fuori di una rete di conoscenze personali molto estesa. Mi trovo molto più a mio agio nelle reti di rapporti personali che nei rapporti mediati soltanto dal mezzo elettronico”. Il fatto di non avere un proprio spazio per farsi conoscere dal pubblico del web non lo preoccupa, ma la sua opinione sui nuovi canali della comunicazione non è affatto negativa: “Penso sia più un fatto di carattere”, ci dice. “Ho l’esempio di mia sorella, che ha un sito seguitissimo sulla scrittura professionale che si chiama Il mestiere di scrivere e ha costruito tutta la sua carriera esclusivamente sulla rete. Io ho sempre fatto talmente tanti lavori diversi, mostre, radio, tv, giornali, multimedia, formazione, teatro, organizzazione eventi, che tutte le volte che mi sono messo di fronte all’idea di fare un sito mi sono detto: chi sono? Che ci scrivo? Ho pensato che in qualunque modo mi fossi definito avrei dato un’idea parziale di quello che faccio”.

Tra le numerose sfaccettature della sua carriera c’è però un elemento cardine, che consiglia di acquisire a tutti i futuri comunicatori: la capacità di scrittura. “Il giornalismo scientifico è semimorto, forse rinascerà su altri mezzi, con un altro business model, ma la capacità di scrivere bene invece rimane, ed è il riflesso di una qualità ancora più importante: quella di pensare bene. Se uno pensa bene, scrive bene”.

Ascolta il seguito dell’intervista:

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