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Dalla cronaca di Roma alla scienza su Repubblica

di Martina Manieli

Elena Dusi

Che la scienza parli arabo lo dicono in molti. Ma se anche fosse vero lei non si porrebbe problemi: Elena Dusi l’arabo lo parla davvero. È partita dalla cronaca locale, e da quando è approdata alle pagine di Repubblica è fra le giornaliste scientifiche più lette in Italia. Dalla medicina alla fisica e all’ambiente, dice di non avere argomenti preferiti. Il suo consiglio agli aspiranti giornalisti? Investire sulla propria credibilità. A costo di firmare qualche articolo in meno.

Lei scrive di scienza su Repubblica. Come ha iniziato?

Ho cominciato occupandomi di università per la cronaca di Roma, quindi con un taglio di cronaca, non di ricerca scientifica: seguendo le notizie dell’università, le elezioni del rettore, scandali. Insomma, vicende di cronaca, senza avere a che fare con la ricerca propriamente. Università vuol dire anche policlinico, quindi medicina, e da lì, quindi dal contatto con i medici, ho iniziato a occuparmi anche delle loro ricerche. Dalle cronache di Roma sono poi passata in cronaca nazionale, occupandomi quasi esclusivamente di riviste scientifiche, convegni, notizie di salute e di ricerca.

La sua formazione qual è? Ha seguito corsi specifici di giornalismo o di comunicazione?

No, assolutamente. Sono laureata in scienze politiche, ho studiato arabo per diversi anni, qui e in vari paesi arabi. La mia unica formazione scientifica risale al liceo scientifico. Lì ho seguito corsi di biologia.

Il suo rapporto attuale con Repubblica: è freelance oppure ha un contratto da dipendente?

Sono dipendente dal 2008.

Utilizza molto la rete per i materiali su cui scrive o usa fonti tradizionali, paper…?

Trovo i paper in rete, ormai anche tra i ricercatori il cartaceo non circola più molto. Uso la rete per i pdf, e molto la mail, anche con i ricercatori.

Le interessa sapere cosa pensano i lettori dei suoi articoli?

Se piacciono lo scrivono raramente, il 90% delle lettere sono critiche: chi ha da ridire, chi trova degli errori. Le risposte arrivano soprattutto quando gli articoli vengono pubblicati su internet, rarissimamente un lettore scrive dopo aver letto un articolo sulla carta stampata. Questo è molto bello, molto piacevole, fa molto fashion.

Tiene conto del loro feedback?

Sì, se un lettore trova un errore in un mio articolo, merita tutta l’attenzione e una risposta e comunque la considerazione per evitare di fare una cosa simile in futuro. A volte ci sono delle critiche che non reggono, e in quel caso non sto a rispondere. Ma se la mail di un lettore è fondata e ragionevole, merita tutta la volontà di iniziare un dialogo, di discutere della cosa.

Medicina, fisica, ambiente, scrive davvero un po’ di tutto…

Non ho argomenti preferiti, decidono i capi. La scelta degli argomenti non è mia, dipende dai gusti del giornale.

Vuole dare un consiglio a chi vorrebbe iniziare a scrivere? Come dovrebbe muoversi?

C’è una via facile che passa per il cercare qualunque tipo di notizie scandalistiche, eclatanti, non verificate. E in quel caso il mondo di internet è una miniera per il tipo di notizie che si possono trovare. La rete è molto ricettiva anche perché i siti dei giornali pubblicano un po’ di tutto, hanno bisogno di una grande massa di notizie di qualità un po’ variabile. Viceversa, c’è bisogno anche di qualità: i giornali hanno bisogno di figure di cui si possono fidare. Persone che, anche se non devono scrivere un articolo, sono in grado di valutare una notizia, di dare un parere e lo fanno in tutta indipendenza e onestà, senza voler scrivere l’articolo a tutti i costi. Di questo i giornali hanno molto bisogno, perché molto spesso i capi si occupano di dieci argomenti insieme, non conoscono la scienza, non gli interessa… hanno altre cose a cui pensare. E allora avere un punto di riferimento, una persona che li aiuti a valutare le notizie, a prescindere dallo scrivere. Valutarla, capirla, inquadrarla, decidere se è importante o no, che tipo di pezzo merita e in quale collocazione. Questa è una cosa preziosa, e generalmente è una fiducia che si costruisce con il tempo. Meglio fare un articolo di meno ma costruire la propria credibilità e far sì che i capi si fidino di te, piuttosto che puntare al massimo del numero di articoli che si scrivono.

Quindi lei pensa che ci sia ancora dello spazio nella carta stampata?

Sì, non molto. Nella carta stampata c’è il normale ricambio generazionale ma non di più, non aumentano certo i posti per nessuno e tanto meno per i giornalisti scientifici.

Si parla di una crisi del giornalismo tradizionale. Pensa che effettivamente ci sia la crisi?

C’è un calo di lettori, ma non una crisi grave di credibilità della carta stampata. Rimane comunque un giornalismo più letto, più meditato rispetto a quello di internet e quindi, almeno per quanto riguarda la scienza, più selezionato, più filtrato e quindi più affidabile. Da questo punto di vista, anche se c’è un calo di lettori, non penso che sia un tipo di giornalismo in crisi. Il mondo di internet è un mondo nuovo, molto bello, eccitante, offre molte opportunità. È molto divertente lavorare su internet. E stimolante, anche, perché si ha il feedback dai lettori, e questa è una bellissima sensazione per chi scrive. È meno filtrato e meno meditato, e quindi la qualità non è più bassa in sé, ma è più variabile: si trovano ottime cose e cose arrivate lì un po’ troppo di fretta, non c’è filtro tra questi due livelli.

Pensa che si possa costruire una professionalità su internet, magari un modello di business, vivere di giornalismo attraverso la rete?

Vivere di giornalismo attraverso la rete magari è più facile che attraverso la carta stampata, perché è un settore molto più aperto a collaborazioni, precarie ovviamente, ma non è difficile collaborare con un sito internet, mandare notizie da casa, magari pagati a cottimo. È molto più facile che con la carta stampata.

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