Controversie, Etica e deontologia

A chi spetta l’ultima parola prima della pubblicazione: giornalisti e scienziati a confronto

di Eleonora Viganò

È opportuno permettere agli scienziati di controllare l’articolo che li riguarda?

È opportuno permettere agli scienziati di rivedere l’articolo che li riguarda?

È il focus della discussione nata da un post pubblicato dal farmacologo David Kroll su PlosBlog. Nella video intervista inserita nel post, Trina Tsouderos, reporter scientifica del Chicago Tribune, afferma di ricorrere spesso al check da parte degli scienziati in caso di passaggi scientifici complessi, “perché vuole che il lavoro sia fatto bene”.

La risposta non si è fatta attendere e il post di Kroll non solo ha avuto circa un centinaio di commenti e tweet, ma ha dato anche il via a una discussione su The Guardian, che ha ospitato due contributi opposti.

Nei commenti la maggior parte dei giornalisti si trova d’accordo nel consultare le fonti per un ultimo check, spesso necessario e non solo accettabile, purché le regole siano ben chiare fin da subito. Altri preferiscono far ricorso a una terza parte non coinvolta direttamente nello studio mentre una discreta minoranza non vuole assolutamente questa interferenza.

Ananyo Bhattacharya, caporedattore online di Nature, difende proprio questa minoranza, ribadendo che il giornalismo scientifico deve attenersi alle regole del giornalismo in generale, e scrive:“negare alle fonti l’accesso alla stesura finale prima della pubblicazione è uno dei principi centrali del giornalismo.” E pur ammettendo che le intenzioni di scienziati e giornalisti siano buone, questo processo di revisione e ingerenza tradisce in ultima analisi proprio il lettore.

Saremmo d’accordo, da lettori, se sapessimo che in una situazione controversa o nel caso di uno studio che possa determinare la carriera o i finanziamenti di uno scienziato, quest’ultimo ha potuto non solo accedere alla versione definitiva dell’articolo prima della pubblicazione, ma anche correggere o intervenire su alcuni parti?

Spesso inoltre, la richiesta del giornalista di controllare i fatti e le citazioni non viene interpretata correttamente dallo scienziato che si prende la briga di modificare il tono, il punto di vista dell’autore dell’articolo, introducendo dettagli interessanti solo per specialisti del settore. E il giornalista come si comporta? Secondo Ananyo Bhattacharya spesso è difficile  poter contraddire la fonte, sia per mancanza di tempo sia per motivi diplomatici.

Il risultato è sempre quello: “la storia ne soffre” e implicitamente consideriamo il giornalismo scientifico meno seriamente di quello politico o economico.

Non sono dello stesso avviso Petroc Sumner, Frederic Boy e Chris Chambers della Scuola di Psicologia dell’Università di Cardiff, che puntano l’attenzione sul concetto di attendibilità più che su quello dell’indipendenza. La scienza si distingue dagli altri contenuti per 4 ragioni: per prima cosa il sistema del peer review evita ai giornalisti di dover accertare ciò che viene esposto dalle loro fonti, poiché il lavoro è già passato al vaglio di 2 o 5 scienziati che ne hanno verificato l’attendibilità. Quindi non si tratta più di “investigare” e “revisionare”, ma di educare trasmettendo al pubblico la scienza nel modo più corretto ed efficace possibile. Inoltre non vi sono fazioni opposte e gli scienziati hanno spesso poco da guadagnare e molto da perdere: i lettori non sono né clienti né elettori.

Infine la sfida principale è l’accuratezza: un giornalista deve scrivere di molti argomenti diversi in tempi brevi e con un linguaggio comprensibile, come potrebbe senza l’aiuto di qualche esperto? “ Noi crediamo – concludono gli autori di questo post – che la fiducia nella scienza da parte del pubblico sia messa in pericolo più dall’imprecisione che non dalla mancanza di libertà assoluta.” Tanto più che in un clima di titoli sensazionali e abbellimenti non necessari, non è opportuno, continuano gli autori, “contribuire all’allontanamento tra scienziati e giornalisti.”

Il campo è ancora aperto a numerose argomentazioni e attacchi. Certo è – come scrive Kroll – che non è possibile pensare che lo scienziato sostituisca il caporedattore, ma nemmeno accettare che un errore concettuale possa passare e diffondersi. Le maggiori controversie nascono probabilmente dall’ambiguità di questo “controllo”, espresso chiaramente nella differenza – in inglese – tra fact check e copy check.

Si tratta infatti di controllare i fatti o controllare il testo?

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