Controversie, Etica e deontologia

H5N1: censura inutile o preoccupazioni fondate?

di Eleonora Viganò

Credit: ll_browneyes_ll on Flickr

Virus geneticamente modificati, bioterrorismo, scienziati e un advisory board statunitense per la biosicurezza. Sono gli attori di un dibattito nato dalle ricerche sul virus H5N1, modificato per studiarne alcune caratteristiche collegate alla sua trasmissibilità. Per fare ciò i due gruppi di ricerca coinvolti hanno sviluppato delle varianti in grado di trasmettersi da un furetto a un altro per via aerea [modifiche che potrebbero, come cita Nature, averne smussato la letalità].

Questi studi, finanziati dagli istituti di sanità americani, sono stati sottomessi a Science (studio guidato da Ron Fouchier dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam) e a Nature (studio condotto da Yoshihiro Kawaoka dell’Università del Wisconsin). E a questo punto il National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB), commissione che fa capo al governo americano, ha sollevato il problema della sicurezza nel diffondere certe informazioni e ha chiesto alle due riviste e ai due gruppi di ricerca di pubblicare parzialmente questi lavori, senza entrare in dettagli chiave che possano fare gola a qualche bioterrorista.

Una censura o una gentile raccomandazione? Un’imposizione dall’alto? Sicuramente è una richiesta senza precedenti, e un problema che è stato valutato con attenzione da parte sia degli scienziati sia dei direttori delle due riviste, Bruce Alberts di Science e Philip Campbell di Nature. Non si tratta di tacere o insabbiare questa ricerca, ne siamo venuti tutti a conoscenza e gli organi d’informazione hanno più o meno saputo trasmettere – a volte invece non lo hanno saputo fare – i suoi risvolti: spiegare le motivazioni che rendono necessari questi studi è la mossa migliore. Quello che però si mina non pubblicando i dati chiave, è proprio l’effettiva efficacia di queste ricerche, che hanno bisogno del contributo di altri gruppi, nonché dell’esigenza di ripetere gli esperimenti  per migliorare la salute e la sicurezza pubblica, studiando quindi sistemi di monitoraggio e prevenzione di eventuali epidemie. Per questo Bruce e Campbell hanno chiesto al NSABB, prendendo atto delle raccomandazione non senza qualche polemica, di garantire un servizio per fornire questi dati chiave a tutti gli scienziati – ovviamente si presume con un minimo di controllo – che ne facciano richiesta. E allo stesso modo a malincuore anche gli autori dei due studi hanno accettato la “censura”.

La questione può essere guardata da più angolazioni: lo stesso Fouchier (che ne ha già parlato a un meeting) dice che ormai è troppo tardi per fermare questa “fuga di notizie” e Declan Buttler nel suo articolo su Nature considera più importante il problema della sicurezza dei laboratori nei quali vengono svolti questi esperimenti,  se sia sufficiente un livello BSL-3 potenziato, che prevede doccia, cambio vestiti e sistema di areazione a pressione negativa, o se serva un BSL- 4 (lavorare a un livello di sicurezza maggiore è sempre più complesso per procedure e disponibilità di quei laboratori e quindi numero di scienziati che possono accedervi). Ho trovato inoltre anche molto interessante il post del blog Virolgy, che si chiede come mai queste obiezioni non siano uscite nel 2005 quando è stata pubblicata la sequenza del genoma del virus della spagnola.  Inoltre pone legittimi dubbi sull’uso di questo virus da parte dei terroristi, e ha un commento proprio da parte di un membro del NSABB.

In più da molte parti emerge il fatto che la comunità scientifica potrebbe non gradire un controllo politico e americano, e soprattutto non è ancora ben chiaro chi si possa preoccupare di stilare delle linee guida per il futuro, e assicurare che questi dati siano comunque disponibili e a chi. L’OMS, forse?  L’ingerenza c’è (è probabile che a volte autoregolamentarsi non sia sufficiente, perché il punto di vista è unico e non tiene conto di tutto), e in data 23 dicembre, su  ScienceInsider è uscita anche questa nuova idea del NSABB  di un eventuale appello per una moratoria volontaria sulla pubblicazione di studi di questo tipo, fino a che il dibattito non avrà raggiunto un equilibrio finale. Sotto questa moratoria chi lavora in questo campo si considera d’accordo nel non pubblicare studi e non diffondere dati durante i meeting.

Paul Keim, presidente del NSABB, ha paragonato questo momento alla conferenza di Asilomar del 1975 alla quale hanno sì partecipato soprattutto biologi, ma anche avvocati e medici, e che è stata indetta per discutere dei problemi di sicurezza dovuti all’avvento della tecnologia del Dna ricombinante e conclusasi con la stesura di linee guida. Quella data segna l’inizio del principio di precauzione, e dell’idea che la scienza coinvolga non solo scienziati, ma tutti i cittadini e la loro sicurezza.

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