Foto, Multimedia lab

L’ultimo canto della gallina

di Paola Priore

“Nel pollaio non c’è pace…” così iniziava un vecchio proverbio italiano reso quanto mai attuale dalle cronache di questi ultimi giorni. Dopo la crisi economica e lo sciopero degli autotrasportatori, a distanza di qualche settimana è arrivata la grande depressione siberiana a portare ancora scompiglio non solo fra gallo e gallina, ma nell’intero settore zootecnico nazionale.

In un paese dove oltre l’80% delle merci viene movimentato attraverso il trasporto su gomma sfruttando una rete stradale e autostradale ormai insufficiente (dati Eurostat 2009), la neve o la serrata dei tir sortiscono il medesimo effetto: mettere in pericolo non solo gli animali “in viaggio” ma anche e soprattutto i numerosi allevamenti in affanno per la mancata consegna del mangime.

“La neve – sottolinea la Coldiretti – sta ostacolando le operazioni di soccorso degli animali rimasti privi di ricovero, ma anche le consegne dei mangimi necessari per l’alimentazione. Per salvare gli animali in pericolo sono intervenuti in molti casi la Forestale e la Protezione civile, ma per pulire le strade secondarie e garantire l’alimentazione degli animali si sono mobilitati anche molti agricoltori della Coldiretti con trattori utilizzati come spalaneve e spandiconcime adattati per la distribuzione del sale contro il gelo. Il grande freddo, però – spiega l’associazione – ha anche la conseguenza di far mangiare di più gli animali che consumano più energia per difendersi, riducendo quindi le produzioni. Un comportamento che – conclude la Coldiretti – riguarda anche le galline allevate a terra che depongono fino al 20% di uova al meno al giorno”.

Il settore zootecnico è quindi al collasso tanto da rivendicare, attraverso l’Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di Alimenti zootecnici) la revoca del consueto blocco domenicale dei trasporti.

Cos’altro dovranno ancora sopportare allevatori e allevamenti? Come fare per arginare le perdite?

Non disponendo di una sfera di cristallo e non potendo, quindi, prevedere quale altro cataclisma potrebbe abbattersi su gallo e gallina, Jekyll ha cercato di rispondere alla seconda questione intervistando la dottoressa Paola Calabrese, veterinaria nel settore avicolo.

Quanto potrebbe resistere una gallina a digiuno?

Le galline sono animali particolarmente resistenti, in grado di resistere senza cibo per 2-3 giorni se ben gestite con il giusto ritmo circadiano.

Cosa intende?

In situazioni eccezionali di carenza di approvvigionamenti alimentari come lo sciopero dei tir di qualche settimana fa o ancora il blocco dei trasporti dovuto al maltempo, l’allevatore può ridurre il consumo di mangime allungando il periodo di buio. Spegnendo le luci nel pollaio si simula la notte, evitando che le galline continuino a mangiare. Ma questo espediente può essere utilizzato solo per un paio di giorni senza danni all’animale. Poi intervengono i problemi di malnutrizione.

E le uova? Quand’è che la produzione inizia a calare?

In realtà, quanto detto in precedenza non è valido per le galline ovaiole. In quanto produttrici di uova questi animali consumano molto più degli altri e vanno incontro molto più rapidamente a malnutrizione e indebolimento. Per quanto riguarda la produzione di uova, si dice che vi è un decadimento del prodotto. Nonostante la deposizione continui, le uova non sono più commerciabili a causa dell’indebolimento del guscio dovuto alla carenza di calcio indotta dalla denutrizione.

Malnutrizione a parte, qual è la resistenza al freddo di questi animali?

Notevole se ben nutriti. Non è quindi possibile discernere fra i due problemi. Comunque, i capannoni dovrebbero mantenere una temperatura ottimale di 18°-19°, inoltre maggiore è la densità di animali negli allevamenti minori sono gli effetti del freddo: gli animali stanno vicino l’un l’altro e riescono a sopportare bene l’abbassamento delle temperature.

Lascia un commento

Il tuo commento