I pubblici della scienza, Multimedia lab, Video

Pink Glove Dance

di Gianluca Carta

UN BALLO PER SENSIBILIZZARE SUL CANCRO AL SENO

Tutto quello di cui avete bisogno è un paio di guanti rosa, tanta voglia di divertirsi e alcuni passi di danza messi insieme alla bene meglio.

Ecco, ora siete pronti per partecipare al prossimo concorso della Pink Glove Dance, iniziativa patrocinata da Medline, nata nel 2009 per sostenere la ricerca sul cancro al seno. Il tutto nasce senza grosse aspettative, con un video creato per conto della multinazionale statunitense, dove oltre duecento dipendenti del Providence St.Vincent Medical Center di Portland (Oregon, Stati Uniti) decidono di improvvisarsi scenografi e ballerini agitando per aria decine di guanti rosa, nuovo simbolo della lotta contro il cancro al seno. Un modo per sorridere davanti alla malattia e trasmettere vicinanza ai loro pazienti.

Nessuno però si sarebbe mai aspettato che nel giro di pochi mesi il video avrebbe segnato oltre dieci milioni di visualizzazioni su Youtube (oggi siamo oltre le tredici), dando vita a uno dei fenomeni virali di rete più esplosivi degli ultimi anni. Così è nato un concorso, con centinaia di medici e pazienti sopravvissuti alla malattia che si scatenano con i guanti rosa in bella mostra per sostenere la ricerca. In più, il portale della Pink Glove Dance è divenuto col tempo un luogo di incontro per pazienti, medici e chiunque voglia raccontare e condividere la storia personale della propria malattia.

Il concorso dell’anno passato (per la cronaca, ha vinto il Lexington Medical Center ma mai come in questo caso si può dire che l’importante è partecipare) ha dato modo di lanciare un secondo video collettivo, chiamato Pink Glove Dance: The Sequel, che già spopola in rete con numerosi tentativi di imitazione. Così, dopo gli Stati Uniti, è stata la volta dell’Australia, con un sito tutto suo, del Canada e addirittura di Dubai, dove alcuni studenti si sono rasati i capelli in segno di solidarietà con i malati prima di improvvisare passi di danza a ritmo – più o meno – di musica.

Sembrerebbe dunque che la formula sia proprio azzeccata: un video ben girato, tanti sorrisi, risate e qualche balletto abbozzato senza troppe pretese. Un ottimo prodotto di comunicazione, in grado di rafforzare il legame fra medico e paziente, procurare visibilità e un consenso pressoché generale.

In realtà non è sempre così, e per averne prova basta spostarsi all’Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari. È qui che lo scorso ottobre, presso il reparto di Urologia, è stato realizzato un video per la sensibilizzazione sui trapianti. Come potete vedere, non mancano le analogie con i prodotti Pink Glove Dance: balletti, allegria, sorrisi e abbracci fra pazienti e medici. A fine video una scritta ben visibile: “Trapiantiamo felicità”, segno ancora più evidente del messaggio che Mauro Frongia, direttore del Dipartimento di Patologia renale e Urologia nonché ideatore del video, intendeva lanciare col filmato.

Le reazioni non si sono fatte attendere, sia sui media tradizionali (carta stampata e televisione) sia su internet (Youtube e Facebook su tutti). Una valanga di critiche, richieste di dimissioni del commissario del Brotzu Antonio Garau, accuse di scarsa sensibilità e pretese di scuse immediate. Il motivo? A detta di Francesca Barracciu, consigliere regionale, “il video è vergognoso, visto che tematiche legate a eventi altamente drammatici, al confine tra la vita e la morte quali i trapianti, che nella sola Sardegna riguardano direttamente o indirettamente migliaia di persone, costrette spesso ai viaggi della salvezza per l’inadeguatezza del sistema sanitario regionale, meritano ben altro approccio e sensibilità”. Non è mancata la difesa di Mauro Frongia che, ricordando i risultati dei trapianti effettuati nell’ospedale, ha evidenziato come il prodotto sia costato solo 300 euro e che “l’idea era quella di trasmettere solo un po’ di allegria.”

Ci troviamo dunque di fronte a due prodotti di comunicazione estremamente simili nella forma, nell’ideazione e nella realizzazione, ma estremamente diversi per quanto riguarda i contenuti da comunicare. Se da una parte la Pink Glove Dance si pone l’obiettivo di sensibilizzare sulla ricerca sul cancro al seno, trasmette un senso di unione fra i medici e i pazienti, e si inserisce all’interno di un progetto ben chiaro e definito, il video dell’Azienda Ospedaliera Brotzu sembra essere un caso isolato, accusato di non aver colto la complessità del tema dei trapianti, dove vita e morte sono inevitabilmente intrecciate.

Con ogni probabilità non ci sarà un Sequel per il video del Brotzu, mentre il movimento Pink Glove sembra essere un fenomeno ancora in crescita, destinato ad attecchire in diversi altri Paesi. Nell’attesa di un suo arrivo in Italia, dunque, non ci resta da far altro che cominciare a procurarci tanti guanti rosa, chiamare qualche amico medico, dipendente ospedaliero o paziente e improvvisarci coreografi mettendo a punto qualche passo danzereccio che possa stupire proprio tutti. Pronti a ballare?

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