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“Sembra che il mondo ti crolli addosso, ma poi la casa rimane in piedi”

di Giulia Bonelli

SPECIALE GIAPPONE – TANTE LE VITE SALVATE DALL’INGEGNERIA ANTISISMICA

Ario Ceccotti - Ivalsa/CNR

Come molti temevano, nelle ultime 24 ore è salito il numero di vittime causate del terremoto che ha sconvolto ieri il Giappone. L’agenzia Kyodo parla già di 1800 persone tra morti e dispersi, e la polizia giapponese ha contato più di mille feriti.

Tuttavia le immagini sconvolgenti che stanno circolando in tutto il mondo fanno pensare che questi numeri avrebbero potuto raggiungere cifre ben più drammatiche, se non fosse stato per le efficienti misure antisismiche giapponesi. È di questo parere l’ingegnere civile Ario Ceccotti, Direttore dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr di Firenze. “Il terremoto di per sé non avrebbe causato gravi danni; è stato lo tsunami a portare il disastro, e me l’ha confermato anche un collega giapponese”.

Le onde che hanno travolto le coste nord-orientali sono penetrate per diversi chilometri nell’entroterra, provocando la rottura di una diga nella prefettura di Fukushima. “Non mi spiego questo crollo,” commenta Ceccotti, “ma probabilmente la diga era stata costruita diversi anni fa, prima che le nuove norme antisismiche entrassero in vigore. In Giappone infatti ogni pochi anni rinnovano la normativa, per questo le misure antisismiche sono così avanzate”. Gli edifici giapponesi, con la loro struttura in acciaio e cemento armato, sono infatti progettati per resistere a scosse fortissime. “Oscillano violentemente, ma poi tornano in posizione. Per chi è all’interno è terribile, sembra che il mondo ti crolli addosso; ma la casa rimane in piedi.”

Di case resistenti Ario Ceccotti se ne intende: è infatti responsabile del Progetto Sofie, che nel 2007 ha portato alla realizzazione di un edificio in legno di sette piani alto 23,5 metri, testato proprio in Giappone. La casa aveva resistito con successo al test antisismico considerato tra i più distruttivi per le opere civili: la simulazione del terremoto di Kobe, che nel 1995 causò oltre 6000 morti. “Purtroppo però dopo i test il Giappone non ha adottato i nostri edifici antisismici. I giapponesi infatti sono molto conservatori e lenti nel percepire le novità: una casa fatta quasi interamente in pannelli di legno è molto fuori dagli standard. Un po’, però, dipende anche da noi: dovremmo insistere di più con le autorità”.

Ma potrebbe essere proprio la triste circostanza del terremoto l’occasione per incentivare la ricerca: “Stiamo cercando di stringere un accordo con la provincia canadese del Québec per migliorare questa tecnologia a base di legno, e vorremmo fare una nuova prova in Giappone”.

Qui l’intervista integrale ad Ario Ceccotti:

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4 commenti

Alessio Cimarelli13/3/2011 alle 12:46

Figuriamoci che qui in Italia è riesploso il dibattito “nucleare sì, nucleare no”, con delle esternazioni incredibili sui rischi connessi ai danni della centrale di Fukushima… invece di fare una riflessione seria sulla totale mancanza di tecnologie antisismiche nella nostra edilizia…

Giulia Bonelli13/3/2011 alle 14:44

Verissimo. Segnalo a questo proposito un interessante post pubblicato sul blog Blogsfere, che cita il problema del nucleare italiano esclusivamente in relazione alle nostre scarsissime misure di sicurezza in edilizia: http://sostenibile.blogosfere.it/2011/03/terremoto-in-giappone-quanti-morti-avrebbe-provocato-in-italia.html

Nico Pitrelli14/3/2011 alle 17:08

Scientific American con l’aiuto degli esperti descrive lo scenario peggiore per la centrale di Fukushima

http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=fukushima-core

Giulia Bonelli14/3/2011 alle 18:25

Non solo Scientific American: dopo le evoluzioni di oggi il rischio nucleare è in effetti diventato il tema centrale. Circa un’ora fa la BBC News ha pubblicato un interessante articolo sulle reazioni europee al disastro giapponese:

http://www.bbc.co.uk/blogs/thereporters/gavinhewitt/2011/03/europe_nuclear_risk.html

“The Japanese earthquake has changed the risk equation”: questa la percezione nella maggior parte degli stati dell’Unione. Se la Germania fin da subito aveva organizzato cortei di protesta contro il nucleare, la Svizzera ha oggi addirittura sospeso i piani nucleari precedentemente approvati, mentre il ministro dell’ambiente austriaco ha lanciato un appello per controllare la sicurezza delle 143 centrali nucleari sparse in Europa.

E l’Italia? Ecco cosa dice la BBC: “Italy, which is prone to earthquakes, was considering new reactors. Almost certainly any plans there will stall”.

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