Il marketing dell'informazione, Nuove iniziative

Applicazioni web per essere medici di se stessi

di Eleonora Viganò

Credit: Luigi Rosa on Flickr

7 78 110/80 “piena di energie” …

Non sto dando i numeri, ho solo tradotto alcuni aspetti della mia vita in dati grezzi e immediati. Numero di ore di sonno per notte, battito cardiaco, pressione, ma anche umore, dieta, produttività, e tanti altri parametri possono essere misurati e annotati. La cosa nuova rispetto a chi esegue normali check-up medici si trova soprattutto nel metodo e nella quantificazione giornaliera di sé stessi in modo preciso e dettagliato, considerando un solo parametro o più per volta, disponendo di moderne tecnologie per quelli più assurdi, come le fasi del sonno, e per mantenere aggiornato il proprio database.

A quale scopo? Migliorare il proprio stile di vita, conoscersi, affrontare meglio una terapia e saper agire per alleviare i sintomi (dei quali si prende rigorosamente nota).

Il movimento del Quantified Self che comprende pazienti, maniaci del fitness e smanettoni, è nato in California nel 2008, raccoglie circa 5000 adesioni da 11 Paesi, e per la prima volta ha organizzato un raduno ad Amsterdam sponsorizzato da Philips, Intel, Vodafone tra i più noti con 260 delegati per l’ultimo week-end di novembre.

La presa di coscienza di sé stessi e della propria individualità ha trovato un ottimo alleato nella raccolta di dati. Se prima eravamo abituati a pensarli in forma aggregata in medicina, scienza, politica e rilevazioni Istat, ora invece ciascuno controlla sé stesso in modo autonomo.

Come racconta il giornalista freelance Nic Fleming sul Guardian, c’è chi è riuscito a limitare l’assunzione di cibi e bevande caloriche e ricche di grassi monitorando il proprio battito cardiaco per un anno, chi invece ha perso peso prendendo nota del suo stato fisico, scrivendo “letargico” o “pieno di energie”, per diciotto mesi alla stessa ora. “Ho notato che la mia percezione di alcuni alimenti gradualmente si è spostata dal pensare che erano gustosi fino a comprendere invece la loro pesantezza e gli effetti che avevano su di me. Prestare maggior attenzione a ciò che si sente e ai propri parametri è un’attività in grado di modificare anche il nostro comportamento”, commenta Robin Barooah, partecipante al congresso di Amsterdam.

In aiuto a questi maniaci del dato ci sono – e da qui l’opera di sponsorizzazione – smartphone, applicazioni e gadget per registrare i cicli del sonno, pressione, frequenze cardiache e respiratorie, e poi abbiamo la geolocalizzazione e i contapassi moderni, che contano anche le calorie e la velocità. Un esempio innovativo? Steve Dean, il coordinatore del gruppo di New York, ha portato e parlato ampiamente della sua “creatura” Asthmapolis. Questo tool permette di collegare i sensori presenti sull’inalatore dei pazienti asmatici con il loro smartphone per registrare quando e dove sono avvenute le crisi. Su tempi lunghi questo permette al paziente di identificare le caratteristiche comuni nei momenti in cui si è sentito male

Gli ingredienti ci sono tutti: dati, tecnologie, analisi costante e continuata nel tempo e infine conclusioni nei rapporti di causa-effetto. Proprio come nella scienza, come se ciascuno di noi fosse un piccolo laboratorio, con una conseguente presa in carico della cura di noi stessi. Ciascuno è paziente e diventa anche ricercatore e medico di sé stesso.

Il rischio di commettere qualche errore o imprecisione può essere alto, soprattutto nello stabilire connessioni tra sintomo e causa, tra dato grezzo e comportamento. I sostenitori del self ribattono a questo inconveniente mostrando una caratteristica fondamentale dei dati clinici: sono delle medie, che non tengono conto di varianti genetiche e differenze tra individui. C’è da dire che, guardando agli sponsor dell’evento, questo approccio individualista non viene snobbato da chi fa del dato aggregato una fonte importante di intuizioni mediche. Grazie a CureTogether i dati che i pazienti iscritti inseriscono sulle loro malattie e condizioni di salute sono utili per astrarre comportamenti, effetti collaterali e trend comuni.

Questa nicchia – che potremmo quasi definire “data medicine” – sarà in grado in futuro di entrare nel quotidiano di tutti, anche solo per migliorare la qualità della vita, del sonno e dell’umore? Per aumentare la condivisione delle terapie da parte del paziente, o come nuova frontiera per le diete fai-da-te? La strada su cui si muove la tecnologia sembra essere favorevole, ora non resta che stare a vedere quanti vorranno e impareranno a usarla per monitorarsi e trarre delle conclusioni.

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