I pubblici della scienza

Citizen science per la rilevazione sismica

di Davide Mancino

"twitter press"

Terremoti come quello di ieri ci ricordano quanto sia importante analizzare eventi naturali a volte molto distruttivi. Ma se usassimo Tweet e telefonini al posto dei sismografi? L’idea arriva dalla California, dall’Università di Berkley. Il sismologo Richard Allen, in un articolo su Science, propone l’uso delle nuove tecnologie per rilevare e studiare le attività sismiche. Due, in particolare, gli strumenti sotto la lente d’ingrandimento: da un lato i cinguettii di Twitter, dall’altro gli accelerometri sempre più spesso integrati nei nostri telefoni cellulari. Entrambi consentirebbero di superare alcuni limiti degli attuali sismografi: il costo, innanzi tutto, ma anche la loro diffusione. Allen ricorda come “anche nelle migliori reti del mondo ci sia soltanto una stazione ogni dieci chilometri”, mentre “il contributo dei cittadini potrebbe consentire una precisione molto maggiore, soprattutto nelle zone residenziali”. Ma in che modo entrambi possono esserci utili?

Tramite Twitter è possibile costruire una mappa delle zone colpite da un sisma attraverso parole chiave. Pur non raggiungendo in alcun modo la precisione degli strumenti tradizionali, si tratta di un esempio significativo di collaborazione collettiva consentita dalle tecnologie connettive orientata all’indagine di fenomeni naturali.

Dove però ci sono le maggiori possibilità è nell’uso degli accelerometri, veri e propri sismografi in miniatura in grado di misurare il movimento del telefono in cui sono inseriti, sia per direzione che per intensità. Se consideriamo quanto ormai i cellulari siano diffusi, è facile intuire le potenzialità di una rete composta da migliaia e migliaia di nodi. E infatti Allen ricorda che “una nuova generazione di sensori ha già mostrato la complessità dei fenomeni sismici, consentendo progressi significativi nel comprenderne origine e modalità di propagazione”. Ma si tratta – finora – soltanto di esperimenti: costosi e limitati a zone circoscritte. Tutt’altra storia sarebbe poter disporre di strumenti diffusi e disponibili pressoché ovunque, senza sforzi particolari per i sismologi.

La difficoltà maggiore, per il momento, consiste nel tipo dei dati raccolti, i quali non arrivano da rilevatori professionali, ma che devono essere raccolti in forma più o meno standard – sia per quantità che per qualità –, così da poter essere d’aiuto agli scienziati. Gli effetti per questa disciplina potrebbero essere radicali, con il passaggio da una struttura tradizionale di rilevatori ad un sistema distribuito fra un numero molto ampio di cittadini.

1 commento

Alessio Cimarelli7/2/2012 alle 18:09

Ahah, ma pensa, io ci ho pensato almeno un anno fa a usare twitter come sismografo sociale… tra l’altro all’epoca avevano appena introdotto le API per le query in real-time, quindi diventava davvero possibile farlo. Però non mi pare un metodo così efficace in confronto ai sismografi (che forniscono dati quantitativi, per lo più).

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