Nuove fonti, Nuove iniziative

Dati per tutti

di Alessio Cimarelli

Google Public Data Explorer logo

Logo del progetto Google Public Data Explorer(credits: www.google.com/publicdata)

Da pochi giorni chiunque faccia dell’analisi dati la propria professione o il proprio diletto può contare su un nuovo strumento: Google rende di pubblico dominio l’uso del suo Public Data Explorer, un’applicazione integrata per la visualizzazione dinamica di grandi insiemi di dati (dataset). Qualche esempio? Dalle statistiche mondiali dell’OECD Factbook 2010 è possibile notare con pochi click che i paesi che investono di più in ricerca e sviluppo (R&D, in percentuale del PIL) sono anche quelli che hanno il prodotto interno lordo pro-capite più alto (almeno fino al 2008, cioè prima dell’ultima crisi economica mondiale).

In pochi secondi è possibile apprezzare l’ascesa della Cina nell’ambito degli investimenti nella ricerca (sempre in percentuale del PIL) e l’inesorabile declino italiano, dal 1981 fino al sorpasso cinese nel 2003 e al sostanziale raggiungimento da parte di Brasile, Russia e India nel 2008. La situazione odierna è immediatamente visibile nel grafico sottostante, mentre la storia degli ultimi trent’anni richiede solo un click sul pulsante play sottostante.

Naturalmente la facilità d’uso che emerge da questi due esempi è dovuta al fatto che non ci si è preoccupati della preparazione del dataset, ma solo delle opzioni di visualizzazione. Fino ad ora al lavoro sporco ha pensato Google, ma l’apertura al pubblico delle specifiche del linguaggio DSPL (Dataset Publishing Language, un linguaggio basato su XML non più difficile da imparare dell’HTML delle pagine web) permette oggi a chiunque di crearsi una propria libreria di dataset, visualizzarne i dati, individuarne strutture e trends, condividerla con il mondo.

Il percorso che ha portato al Public Data Explorer è ormai un classico per l’azienda di Mountain View: nel 2007 Google acquista il software Trendalyzer dall’azienda svedese Gapminder, lo sviluppa internamente per tre anni prima di mostrarne pubblicamente le capacità all’inizio del 2010 (ma senza renderlo ancora di pubblico utilizzo), quindi lo mette a disposizione di tutti all’interno del grande calderone dei Google Labs. Lo strumento messo a disposizione da Google non è perfetto e ha ampi margini di miglioramento, ma le idee dell’azienda sono più che chiare: “studenti, giornalisti, politici e chiunque altro voglia, può giocare con questo strumento per produrre visualizzazioni di dati pubblici, collegarle a pagine web esterne o inserirle direttamente al loro interno in modo che i grafici si aggiornino automaticamente con l’inserimento di nuovi dati”. Uno strumento prezioso per i data journalists del futuro e per chiunque voglia portare innovazione nel mondo dell’informazione, uno strumento vincente per Google che così si pone come intermediario tra chi i dati li produce e li possiede e chi li vuole vedere e analizzare, favorendone la diffusione insieme al sempre più presente messaggio “powered by GoogleTM“.

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