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Giornali e salute, quanto c’è da fidarsi

di Roberto Inchingolo

La recente paura del “cetriolo killer” è probabilmente la responsabile della distruzione di oltre 50mila tonnellate di verdure italiane. Abbiamo già parlato del batterio E. coli e su come l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia gestito in maniera trasparente questa crisi alimentare. Tuttavia, in una situazione di questo tipo, basta un titolo di giornale troppo allarmistico e il panico si diffonde a macchia d’olio. Per quante insalate di cetrioli possa mangiare, un Ministro dell’Agricolutra non ha lo stesso impatto mediatico di un titolo drammatico. Ma quanto c’è da fidarsi delle notizie di salute raccontate dai quotidiani?

Di questo si è occupata proprio una recente ricerca inglese, pubblicata sul Public Understanding of Science.  I ricercatori hanno analizzato le notizie e le dichiarazioni riguardanti medicina e salute (in particolare quella alimentare) nei 10 principali quotidiani britannici, per una settimana. Hanno raccolto tutte le frasi che un lettore potrebbe considerare come “parere medico” (ad esempio, “il vino rosso causa il cancro al seno”) e ne hanno verificato l’autenticità e la plausibilità. “Abbiamo usato due sistemi di valutazione di uso internazionale, le Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN), e le linee guida del World Cancer Research Fund (WCRF)” spiega l’autore della ricerca, Ben Goldacre della London School of Hygiene & Tropical Medicine.

Le percentuali di affidabilità delle notizie di scienza sui quotidiani, rappresentate in questa infografica. Rosa = affidabile; Blu = plausibile; Nero = inaffidabile. Dati: Public Understanding of Science

I risultati? Tutt’altro che incoraggianti. Ben il 62 per cento delle informazioni di salute contenute nei quotidiani inglesi è “insufficiente” dal punto di vista dell’esattezza e affidabilità. Il 10 per cento si è classificato come “possibile”, il 12 per cento come “probabile”, e appena il 15 per cento è da considerarsi “affidabile”. Al di là dei limiti della ricerca, riconosciuti dallo stesso autore, si tratta di un dato significativo: due terzi delle informazioni di salute contenute nei quotidiani sono da considerarsi incomplete o inaffidabili.

La ricerca è stata commentata anche da famosi blogger scientifici, come PZ Myers, che però è stato anche critico nei confronti dell’autore: “la ricerca è su una rivista che parla della comprensione pubblica della scienza. Questa rivista è inaccessibile al grande pubblico. Rendere questa notizia pubblica solo attraverso i giornali contribuisce al problema, invece che risolverlo”.

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