Etica e deontologia

Giornalismo (scientifico) Rules

di Eleonora Viganò

Credit: Mara Stacca on Flickr

È o non è come gli altri? E che effetto può avere un trattamento privilegiato? Il giornalismo scientifico ha delle caratteristiche sue, come qualsiasi altro giornalismo specifico, e ne condivide altre, proprio perché sempre di giornalismo si tratta.

Anche in quello sportivo o economico il linguaggio ha una sua importanza, la precisione e l’accuratezza dovrebbero caratterizzare anche la cronaca nera, che tanto va di moda, eppure sono proprio i giornalisti scientifici ad avere qualche mania di persecuzione, e qualche pretesa o desiderio in più rispetto ai soci. A volte penso che non sia altro che l’effetto di un complesso di inferiorità, dovuto a ormai note questioni o luoghi comuni: la difficoltà di alcuni concetti, che a parer mio è condivisibile anche con l’economia, la minor popolarità della scienza – e della cultura in genere – rispetto allo sport per esempio, le nostre tradizioni da “letterati” (ma non dite che gli italiani preferiscono l’arte e affini perché chi si occupa di conservazione dei beni culturali potrà ben dirvi che non è sempre così).

A testimonianza della necessità di precise e scrupolose regole deontologiche in tutti i compartimenti dell’informazione, ma a favore di un “qualcosa in più” per alcuni settori, mi sono imbattuta in un articolo del New Scientist sull’inchiesta Leveson. In Inghilterra infatti intercettazioni telefoniche, polizia corrotta e altre manovre poco lecite utilizzate dai giornalisti di News of the World di Murdoch allo scopo di estorcere o ottenere informazioni, hanno dato il via a un’inchiesta per scandagliare l’etica e le norme opportune per qualsiasi tipo di giornalismo, nessuno escluso, anche il gossip. Ogni informazione o notizia deve essere attendibile, ma ogni articolo che in qualche modo potrebbe avere effetti su chi legge o su chi ne è protagonista, ha una necessità in più. Vaccinazioni, epidemie, temi controversi come nucleare, pillola del giorno dopo, ogm e staminali, e ancora la scienza del clima, l’inquinamento, le onde elettromagnetiche dei cellulari hanno in comune non solo la scienza: c’entrano con la nostra vita. Ancora di più dei pettegolezzi dei vip e della cronaca nera o sportiva. C’entrano come l’economia e la politica, perché da quanto leggiamo o sentiamo su questi temi dipendono le nostre decisioni personali, quelle dei politici e le conseguenze sulla popolazione. A monte sono proprio le ricerche scientifiche a dover essere accurate e portate avanti con i criteri di scientificità (e non magari con i conflitti di interesse), a valle il giornalista (scientifico) ha il compito di restituirle ai cittadini senza allarmismi per vendere più copie, ma senza rinunciare al titolo accattivante per farsi leggere, eliminando le parole che rovesciano false speranze addosso a chi soffre di una malattia, e ponendo l’attenzione alla natura di alcuni risultati scientifici: numero del campione, soggetto dell’esperimento (topi, cellule in vitro, uomini?), statistiche che diano una reale idea di ciò che si dice e della sua grandezza e così via.

Linee guida per tutti, specifiche per ogni giornalismo e con un occhio di riguardo in più per ciò che può influenzare la società, dove il principio di fondo è ovviamente lo stesso: non manipolare, controllare le fonti e verificare ogni cosa. Bastano i bollini per evitare errori? Chiaro che no, ma sono un primo passo per dimostrare che esiste uno sforzo in questa direzione. Non si tratta tuttavia di dare un’importanza diversa al giornalismo scientifico né sentirsi incompresi, quello che serve sono degli strumenti: sì, proprio una cassetta degli attrezzi di quelle classiche, dalle quali il giornalista scientifico sceglie la tecnica e le regole più adatte per costruire il suo pezzo, che si tratti di una news delle più semplici ripresa da Nature o Science o che sia un’inchiesta, o una questione controversa. Certo è che in quei casi simili allo studio fraudolento sulla correlazione tra autismo e vaccini è difficile venirne a capo, visto che il paper era stato approvato e pubblicato, ed era quindi considerato scientificamente valido. In questi casi, come si poteva sfuggire al problema, anche sociale, che ne è scaturito? Il Post fa notare come anche Report, noto per la precisione delle sue inchieste, sul tema della pericolosità dei cellulari sia caduto in errori tipici nel trattare di scienza: i risultati a volte si contraddicono, sono falsificabili per natura, procedono per prove ed errori, con alcune certezze e molti dubbi e questo va considerato nell’approccio a un’inchiesta. È necessario, mi viene da dire, utilizzare il metodo scientifico anche nel giornalismo scientifico. Queste riflessioni, e questo modo di lavorare, richiedono tempo e attenzioni, a volte incompatibili con il giornalismo classico, ed è per questo che devono coinvolgere tutti “i giornalismi”, editori e redazioni che, come dice anche Enrica Battifoglia, giornalista scientifica dell’ANSA, a volte non comprendono l’importanza di un evento o di un fatto che sia scientifico.

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