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“Gli animali? Mi fanno scrivere solo di quelli carini”

di Roberto Inchingolo

INTERVISTA AD ALEX SARAGOSA

Alex Saragosa

Con trent’anni di giornalismo scientifico freelance sulle spalle, ad Alex Saragosa certe logiche non sfuggono. “Per quanto una notizia di scienza o natura possa essere interessante, se non risponde a certi criteri estetici, non viene pubblicata”. Alex Saragosa di scienza e natura scrive parecchio, da anni, soprattutto sulle pagine delle Scienze e del Venerdì di Repubblica. Ma non chiamatelo giornalista degli animali: “mi piacerebbe scrivere soprattutto di energia. Ma le riviste mi commissionano altro, soprattutto pezzi su animali che siano belli da vedere, come ad esempio le farfalle. E finisce che specie di gran lunga più interessanti dal punto di vista scientifico, come le talpe nude africane, non abbiano nessuno spazio sulle riviste”. Sarà l’enorme bruttezza della specie in questione, dice Saragosa.

Laureato in fisica, comincia a scrivere di scienza molto giovane per riviste locali. “All’epoca in Italia si sentiva il bisogno di parlare di scienza. Il paese non è mai stato attento a queste tematiche” ci dice. “Da allora ho sempre continuato a lavorare da freelance”. Una professione, ci spiega il giornalista, che è andata molto cambiando nel corso degli anni, soprattutto con l’avvento di internet. “E’ diventato più facile reperire le informazioni, che prima erano molto più difficili da ottenere. Ma allo stesso tempo, la competizione online ha reso più difficile trovare degli spazi che ti apprezzino e ti retribuiscano in maniera appropriata”.

E lancia la sua proposta, volta proprio a facilitare il mestiere del freelance scientifico: “Da tempo penso che servirebbe per l’Italia una news board dedicata a notizie scientifiche, simile alla Eureka Alert. Un gruppo di giornalisti scientifici potrebbe creare un sito che contenga gli ultimi studi dei gruppi di ricerca italiani, selezionando le più adatte per la stampa”. Molte notizie che normalmente passano inosservate e i centri di ricerca minori avrebbero posto in questa vetrina. “Serve una piattaforma dove giornali e tv possano trovare subito tutto quello che gli serve. Magari finanziata dagli stessi centri di ricerca. Consiglio ai giovani aspiranti giornalisti scientifici di buttarsi su questa idea”.

Ascolta di seguito l’intervista:

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