Nuove iniziative

Gli esperimenti di “The Guardian”

di Eleonora Viganò

credit: Interact SpA - Play innovation

Non basta parlare di giornalismo partecipativo e utilizzo dei social media: The Guardian sperimenta davvero. Ha iniziato il 10 ottobre aprendo virtualmente a tutti l’agenda delle news scelte dai redattori. Accanto a ciascuna storia viene riportato il nome del reporter che se ne occupa, su twitter si trovano i commenti e gli aggiornamenti fatti in redazione, le idee su come sviluppare quella particolare notizia, quale strada farle prendere. I lettori non solo possono guardare dentro la costruzione di un pezzo, ma sono invitati anche a “toccare”, a metterci le mani, a scrivere cosa ne pensano e quale linea di indagine vorrebbero che venisse seguita. Possono comunicare attraverso il social network, o anche solo seguire i commenti dei caporedattori. Possono farlo pubblicamente, in privato, sulla news o parlando con il reporter, o addirittura chiedendo al reporter di seguirli.

Mi sembra di vederla, tutta questa libertà, fluidità, questi rapporti che chiamerei diretti anche se avvengono con un computer. Da perfezionare, ma almeno sono lontani dai sistemi rigidi che ho avuto modo di usare per comunicare con alcune redazioni italiane, come se si volesse mettere un muro. Redazioni che scelgono di essere inespugnabili. Alcune cose devono restare tali e The Guardian ne è consapevole, dichiarando di non poter inserire nella lista pubblica nessuna notizia sotto embargo e nessuna esclusiva che potrebbe far gola ai concorrenti.

E si scusa anche con i lettori, “è un esperimento che speriamo di portare avanti per una quindicina di giorni, potremmo non essere in grado di rispondere a tutto, ma leggeremo e terremo conto delle vostre opinioni.”

Una settimana dopo, il 17 ottobre, si raccolgono i bilanci e i primi insegnamenti tratti da questa sorta di trial. Dan Roberts, caporedattore di The Guardian, è soddisfatto. Pur avendo contribuito anche al lavoro dei suoi rivali, contro i quali ha perso ogni possibile vantaggio, le idee e i suggerimenti acquisiti sono riusciti a dare un valore aggiunto agli articoli pubblicati. Critica il fatto che all’inizio l’interesse era rivolto più all’idea in sé da parte di altri giornalisti e blogger, che non al suo reale utilizzo. Poi i lettori si sono fatti sentire e hanno portato gli effetti positivi voluti.

L’ultima novità è invece del 27 ottobre, quando il quotidiano anglosassone ha voluto offrire  la versione beta di un nuovo servizio basato su twitter. Si tratta di un account (@GuardianTagBot) per la ricerca di contenuti sottoforma di video, articoli o foto, presenti nell’archivio di The Guardian. Basta scrivere ciò che si cerca per ottenere la lista dei lavori pubblicati, sempre che i tag siano stati inseriti nel modo giusto.

Anche qui si spiega ai lettori come usarlo e si chiede un loro feedback, senza tralasciare che questo test serve per fornire in futuro aggiornamenti personalizzati attraverso il social network.

La partecipazione è a buoni livelli, non sostituisce, ma è costruita sulle fondamenta di una redazione professionale e infine non tenta di “sfruttare” i contributi dei cittadini, ma piuttosto inizia a chiedere a loro (con possibilità di miglioramento) quale sia il quotidiano che davvero vogliono leggere.

I commenti sono disabilitati