Controversie, Etica e deontologia

Il caso dei neutrini e le (cattive) pratiche di comunicazione

di Filippo Bonaventura
con un’intervista a Francesco Terranova

La risonanza mediatica del caso-neutrini è andata ben oltre la sfera puramente scientifica.

Probabilmente è stato uno dei casi scientifici più notevoli degli ultimi anni. Stiamo parlando dell’articolo pubblicato il 23 settembre dalla Collaborazione OPERA del Centro Nazionale Gran Sasso; l’articolo è intitolato Measurement of the neutrino velocity with the OPERA detector in the CNGS beam e afferma, nella sostanza, che sono state misurate velocità maggiori di quella della luce per neutrini appositamente inviati al Gran Sasso dal CERN di Ginevra.

Tutto questo sarebbe bastato, da solo, per creare un vero e proprio scompiglio non solo nella comunità dei fisici: la notizia infatti è di grande impatto nell’immaginario collettivo, mette in crisi la teoria della relatività di Albert Einstein, che è una vera e propria icona del Novecento. Un’espressione come “superare la velocità della luce” appartiene più alla fantascienza che alla scienza, alla gente ancor più che ai fisici. Se una qualche osservazione avesse messo in seria discussione la teoria elettrodebole di Weinberg-Salam, o quella di Kolmogorov per la fluidodinamica, non sarebbe certo stata la stessa cosa.

Dal punto di vista della comunicazione, però, a rompere gli “argini mediatici” è stata la violazione dell’embargo, soprattutto da parte dell’agenzia Reuters il pomeriggio del 22 settembre, giorno prima della pubblicazione dell’articolo scientifico (in Italia il fisico Antonio Zichichi aveva già rotto l’embargo in mattinata, in occasione di un’intervista). La notizia si è quindi diffusa in moto totalmente incontrollato; le redazioni hanno avuto completa libertà nello strillare, senza alcun dato alla mano, la notizia scientifica del secolo. E infatti si è detto e sentito di tutto. Gli amanti del lato “pop” della relatività erano letteralmente sopraffatti dell’eccitazione.

Un'altra immagine umoristica circolata in Rete in risposta alla dichiarazione del MIUR. Il Web ha rappresentato l'arena principe della discussione sulla questione.

Ma c’è dell’altro. Ci riferiamo alla dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini in data 23 settembre, che nomina un fantomatico “tunnel” tra il CERN e il Gran Sasso alla cui costruzione l’Italia avrebbe contribuito con uno stanziamento di 45 milioni di euro. La gaffe è imperdonabile, e in effetti la Rete non l’ha perdonata. Blog e social network sono letteralmente andati in fibrillazione. Un’intera comunità silenziosa e delocalizzata ha fatto a pezzi il comunicato in un acceleratissimo climax che ha inevitabilmente finito per coinvolgere il ministro, il MIUR e la classe dirigente politica italiana tutta. La dichiarazione è stata poi revocata, il portavoce della Gelmini si è dimesso, ma il ministro ha bollato tutta questa polemica come “inutile”. Insomma, anche i neutrini possono avere valenza politica.

Che cosa ci fa capire questa storia? Innanzitutto, che la scienza non è argomento puramente accademico, se mai lo sia stato: in questo caso specifico infatti è impossibile disegnare il confine tra scienza, deontologia della professione giornalistica e responsabilità della classe politica. Un argomento che potrebbe tranquillamente riguardare soltanto i fisici teorici si è tramutato in men che non si dica in una questione di fiducia collettiva nei confronti della sfera politica. La comunicazione “selvaggia” che è stata fatta di questa notizia ha cambiato il volto stesso della notizia, e di ciò che credevamo di sapere su Einstein o sulla sua teoria. Questa storia ci ha insegnato anche, infine, che in buona misura sono gli stessi atti di comunicazione pubblica a determinare lo “stato di salute” della conoscenza scientifica.

Francesco Terranova.

Abbiamo raccolto l’opinione in proposito di Francesco Terranova, fisico, membro della Collaborazione OPERA che ha contribuito alla realizzazione dell’esperimento ed è tra i firmatari dell’articolo scientifico che ha alzato il polverone mediatico. Qui di seguito le sue risposte alle nostre domande.

Dott. Terranova, per quale motivo, secondo lei, è stato infranto l’embargo?
In realtà l’embargo è stato violato un giorno prima da alcune agenzie e da alcuni giornalisti. Nel mondo del giornalismo, avere la notizia poche ore prima è un vantaggio enorme rispetto ai concorrenti, ma la violazione di un embargo è una cosa deprecabile.
Ovviamente fa sorridere vedere come per una notizia scientifica di questo tipo sia stata esercitata la stessa “aggressività mediatica” che si applica alle notizie che influenzano per esempio l’andamento dei mercati, o l’esito delle elezioni.

Le reazioni dei media sono state a dir poco sregolate: si è parlato di “neutrini più veloci della luce”, di “rivoluzione scientifica”, di “fisica da riscrivere”. Lei cosa pensa di questo comportamento da parte del sistema mediatico?
Dal punto di vista di chi fa scienza, tutto ciò suona un po’ patetico. Tra i fisici la voce si era sparsa da alcuni giorni, ma era più argomento di conversazione per la pausa caffè che oggetto di controversie. Quello che conta è il risultato finale, e finché non si conoscono i dettagli delle misure si ha ben poco materiale su cui discutere.
I biologi hanno a che fare con questi atteggiamenti da sempre. Pensate a quanti annunci sono stati dati sulla scoperta del gene dell’intelligenza, della cattiveria, dell’allegria o dell’estro musicale. I fisici delle particelle hanno avuto il loro battesimo del fuoco con LHC, la saga del bosone di Higgs e i fantomatici buchi neri che avrebbero inghiottito la Terra.
È un discorso già ripetuto più volte: la superficialità si combatte con una solida educazione scientifica, esattamente come si è combattuta l’ignoranza, la povertà e la superstizione con le scuole e l’istruzione obbligatoria.
Forse però è tempo che anche gli scienziati facciano un esame di coscienza. Siamo certi che guadagnare per un giorno la prima pagina dei giornali con descrizioni del nostro mondo che hanno poco riscontro con la realtà possa essere d’aiuto al nostro lavoro e alla nostra passione?

Ammesso e non concesso che i giornali possano anche esagerare, come si spiega invece la dichiarazione del ministro Gelmini?
Come sono prudenti gli scienziati, così devono esserlo i giornalisti e i ministri. D’altronde, non sappiamo se i neutrini vadano davvero più veloci della luce ma, se vogliamo misurare la loro velocità, OPERA è a oggi l’esperimento più preciso al mondo.
I Laboratori del Gran Sasso sono un luogo che tutta la comunità scientifica ci invidiano. Di questo il ministro Gelmini fa bene a vantarsi.

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