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“Il mio vero fidanzato? L’uomo di Neanderthal”

di Anna Davini

E per cos’altro può avere tempo Silvia Bencivelli, se non per una storia a distanza? Medico e giornalista scientifica, Silvia è fra gli autori e i conduttori del quotidiano scientifico Radio3 Scienza, scrive per Le Scienze, Mente e cervello, il manifesto, collabora con agenzie di comunicazione e case editrici, lavora come ufficio stampa per aziende private, è formatrice in corsi di comunicazione, incontra spesso i ragazzi delle scuole. E ora ci sta provando anche con la televisione, con un programma di prossima uscita. E dire che da bambina voleva fare la scienziata, mica la giornalista: “Mi è sempre piaciuto scrivere e mi è sempre piaciuto leggere, ma non ho mai avuto la velleità di farne un mestiere finché non l’ho fatto davvero”. Nessuna vocazione precoce da eroina romantica, quindi, ma tante prime volte importanti e mosse azzeccate: dal master in Comunicazione della scienza di Trieste all’agenzia di giornalismo e comunicazione Zadig alla redazione di Radio Tre. Ce le racconta in questa intervista.

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La figura professionale che Silvia Bencivelli dipinge, e di cui parla spesso nel suo blog, è diversa dal giornalista come l’abbiamo sempre immaginato: niente più reporter con il taccuino in mano, ma professionisti che affrontano un mercato difficile imparando a servirsi di mezzi e linguaggi diversi, inventandosi collocazioni, committenti e pubblici nuovi. Tutti, o quasi, free lance. Nel suo caso, dice Silvia, la libera professione è anche una scelta, o una necessità accettata con buonumore e sfruttata presto come opportunità.

Oggi sventola orgogliosa le ventisette fatture emesse nel 2010 e si definisce una vera piccola imprenditrice, capace di orientarsi bene nel mondo in cui lavora, con una vita complicata e piena di treni da prendere, ma molto divertente. E anche solida, se non fosse per la fatica di riscuotere i crediti, i contratti sempre meno vantaggiosi e la difficoltà diffusa di accettare che “leggere, scrivere e chiacchierare, chiacchierare, chiacchierare” sia un lavoro vero, da retribuire davvero e in tempi ragionevoli.

Gli ingredienti per una carriera da giornalista scientifico, dunque? Rinunciare all’idea del posto fisso, essere pronti a lavorare sodo e per committenze diverse, saper fare mille cose e saperle fare bene. E poi tenere gli occhi aperti sui cambiamenti della comunicazione e sulle occasioni che offre. Come facebook, per esempio: un’opportunità utile per chi fa questo lavoro, non solo come strumento di autopromozione, ma come luogo dove incontrare persone da intervistare, trovare gruppi di discussione, chiedere foto libere da diritti. Un’opportunità, secondo Silvia, che soprattutto chi lavora alla radio non dovrebbe lasciarsi sfuggire: per promuovere il programma, per conoscere il proprio pubblico, altrimenti difficile da incontrare, per essere presenti in un mondo, la rete, che oggi è il canale di ascolto preferito dai più affezionati. E, infine, per soddisfare quella “perversione deliziosa” degli ascoltatori, impazienti di vedere che faccia ha la voce che sentono on air.

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