Multimedia lab, Nuove fonti, Nuove iniziative

Il terremoto attraverso gli occhi dei Citizen Journal

di Marina D’Alessandro

SPECIALE GIAPPONE – QUANDO IL REPORTER È IL CITTADINO

Pagina di un quotidiano giapponese il giorno dopo il sisma (credit: bizmac, flikr.com)

Figli della rivoluzione del mondo dell’informazione degli ultimi decenni, i citizen journal rappresentano oramai una fonte di notizie alla pari dei media mainstream, per lo meno tra le testate on-line. Che cosa li distingue da tutte le altre realtà del web? “Le persone scelgono i propri obiettivi”, per dirlo con le parole di Dan Gillmor, direttore della Walter Cronkite School for Journalism & Mass Communication e giornalista molto attivo negli ultimi anni a promuovere la crescita di queste nuove piattaforme in cui redattori e giornalisti sono i cittadini, protagonisti delle storie, osservatori diretti o desiderosi di dar voce alla proprie idee.

Nel caso di un’emergenza che tutto il mondo più o meno direttamente sta vivendo in questi giorni, come quella scatenata dal terremoto avvenuto in Giappone l’11 marzo, alcuni citizen journal hanno giocato un ruolo importante nel diffondere le informazioni, nel creare reti, spesso differenziandosi dalle testate tradizionali per il tipo di notizie proposte e anche per la concretezza dell’aiuto fornito ai lettori.

Diamo uno sguardo ai principali citizen media che hanno coperto l’evento, per comprendere il ruolo che hanno avuto e che continuano ad avere in una situazione di emergenza.

www.globalvoices.org

Partiamo da Global Voices: a poche ora dal disastro, sul sito già nasce una sezione dedicata al terremoto giapponese che si presenta così: “Blogger dell’Asia orientale raccontano l’utilizzo da parte dei cittadini di internet e dei social media per fare sentire la loro voce, spesso traducendo da una varietà di lingue diverse. Continua a controllare questa pagina per ulteriori sviluppi”. Nato con lo scopo di “aggregare, curare, e amplificare la conversazione globale online, dando luce a luoghi e persone che spesso altri media ignorano” Global Voices è frutto del lavoro di 300 blogger, provenienti da tutto il mondo. Un giornale che non ha una redazione reale, ma lavora nella rete, vincendo le difficoltà dei fusi orari. Questo sito è forse l’esempio migliore di come si possano integrare in modo ottimale tutti i prodotti della rete, sfruttando il tempismo che solo questo mezzo di comunicazione può consentire. La sezione Japan earthquake 2011 riunisce tutti i post scritti sull’evento e riporta le risorse on line utili ai cittadini, in particolare fornendo aiuto a chi vuole avere notizie sulle persone che vivono in Giappone. Una delle difficoltà principali nel riportare notizie provenienti dal mondo orientale è quella della lingua. La forza di questa community risiede principalmente nella capacità di superare il gap linguistico: il sito è costantemente aggiornato e tradotto in diverse lingue, dato che molti dei suoi autori sono anche traduttori. In particolare, a occuparsi dello special coverage sul terremoto ci sono a Tomomi Sasaki, madrelingua giapponese e Scilla Alecci, italiana residente a Tokio: grazie a loro, chi desidera può inviare per e-mail le proprie storie e vederle tradotte dopo poco in giapponese, in inglese o in italiano.

Le due interpreti sono anche molto attive nell’intervenire e nel tradurre i post sulla lista twitter @globalvoices/globalvoices in Japan, creata appositamente per aggregare i tweet dei corrispondenti locali: si segnalano foto, video, articoli e soprattutto si innesca un filo di comunicazione diretto e tempestivo tra chi le conseguenze del disastro le sta vivendo sulla propria pelle.

Si sfruttano conoscenze personali per dare informazioni:

“Un mio amico arriva oggi da Sendai. Caricherò le informazioni che mi dà” (@yazanbadran, 15 marzo)

si dispensano consigli su come affrontare i problemi quotidiani:

“Ecco un sito che mostra come tirare lo scarico durate le interruzioni di erogazione di acqua ed elettricità” (@tzs, 14 marzo)

“Gas ed elettricità sono tornati, ma la fornitura di acqua è ancora discontinua” (@nkmtsym, 14 marzo)

si cercano canali fidati per offrire un aiuto materiale:

“Medici senza frontiere cerca residenti in Giappone come volontari per il soccorso” (@Mutantfroginc, 20 marzo)

“Vuoi dare il tuo aiuto in modo diretto? La Croce Rossa Giapponese raccoglie donazioni oltreoceano” (@stevenshayman, 21 marzo)

si chiedono chiarimenti:

“Ho letto da qualche parte che i livelli di radiazioni nel terreno possono aumentare a causa della pioggia: è una cosa plausibile?” (@shioyama, 21 marzo)

“Non sono sicuro ma ho sentito che si tratta solo della direzione del vento. In ogni caso non sono saliti tanto” (@nkmtsym, 21 marzo)

“ok bene, quindi non dobbiamo preoccuparci anche della pioggia, giusto?” (@shioyama, 21 marzo)

Attraverso il social network, viene fuori anche una polemica nei confronti della copertura mediatica dell’evento:

“Non è l’ Apocalisse giapponese, non è Armageddon. Questa tragedia è diventata così nei media sensazionalisti e tra i paranoici” (@yazanbadran, 17 marzo)

“Schizofrenia mediatica: la vera differenza non è quella tra i media e la realtà ma tra quello di cui i giornalisti fanno esperienza e quello che scrivono” (@Shirafu, 21 marzo)

Tra gli altri servizi utili sono segnalati link di mappe e indicazioni di siti come Google crisis response, di cui abbiamo già parlato su Jekyll, dove tra le altre cose è presente un’applicazione per trovare le persone scomparse; altre pagine web segnalate sono quelle per trovare indicazioni metereologiche e seguire gli allarmi tsunami, e infine japaneesevolunteers, per chi vuole offrire un aiuto concreto alle vittime.

Insomma una copertura dell’evento e delle sue conseguenze attraverso la scienza, la cronaca e, soprattutto, la tecnologia.

Generalmente, un quotidiano viene letto in base alle proprie ideologie. Si sceglie la testata in cui si ritrova una visione del mondo compatibile con le proprie idee. In molti casi la filosofia dei citizen journal ribalta questo meccanismo: non si cercano riflessi delle proprie ideologie in ciò che è scritto da altri ma si crea uno spazio per esprimerle in modo diretto.

www.globalproject.info

In questa direzione si muove Global project, un esempio tutto italiano di citizen journal, uno spazio indipendente dove chi vuole può diventare redattore tenendo aperta una finestra sulla propria città, focalizzandosi su notizie locali, oppure interessandosi a questioni di livello internazionale. Più che l’integrazione dei prodotti multimediali, in questo caso si privilegia la scrittura e, nel trattare le notizie relative al terremoto, ci si concentra su una delle sue conseguenze: il pericolo delle fughe radioattive. Il primo pezzo che fa riferimento alla tragedia è infatti datato 14 marzo, tre giorni dopo il sisma, quando dall’allarme tsunami l’attenzione mediatica si sposta verso il pericolo di contaminazione radioattiva. In Global project trova voce un coro di “media attivisti” che dicono no al nucleare in Italia. Cosa c’entra questo con un paese a 9800 Km di distanza? “L’apocalisse nipponica”, come viene definita in un articolo del sito, diventa un tema importante su cui concentrarsi per comprendere “la lezione da trarre” da questo evento così tragico.

"Japan disaster" (credit: allvoices.com)

Se Global project ha un’identità ben definita , All voices si definisce “people media” e dà spazio a visioni e prospettive diverse. Ognuno può “riportare e aggiungere la sua voce, dovunque su trovi”.

Attraverso post, video, foto, segnalazioni, si costruiscono e si arricchiscono storie da ogni parte del mondo.  Anche sul terremoto si trova ogni tipo d’informazione e interpretazione. Le notizie si susseguono ora dopo ora, in particolare nella sezione conflict & tragedy, con tempestività. E spesso nella mischia capita di trovare anche news e opinioni del tutto originali: SairaLatif dal Pakistan scrive

“il terremoto è stato un messaggio divino per tutti, perché quello che stiamo facendo è sbagliato”.

Traceysfolly, da Boston, segnala un video su youtube che testimonia un aumento di avvistamenti UFO nei giorni precedenti il sisma!

“Allvoices riguarda la democrazia, il potere dato alle persone, le loro voci che fanno la differenza”. In effetti, si può trovare davvero di tutto, anche se ogni corrispondente ha un proprio indice di credibilità.

Al Giappone è dedicata anche una sezione twittter aggiornata in tempo reale. Uno degli elementi che contraddistingue il sito è la sezione cartoon, aggiornata ora dopo ora dagli utenti con vignette satiriche sui fatti più importanti del momento. Neanche a dirlo, tra i temi più gettonati attualmente c’è il rischio nucleare.

www.thirtreport.com

Anche The third report permette a chiunque voglia diventare “third man” o “third woman” di scrivere. O, in alternativa, di segnalare articoli da altre testate on line. Dal sito è possibile seguire tutti i dettagli dal giorno del sisma a oggi, attraverso una raccolta di articoli estratti da riviste e quotidiani on line – come National geographic, Time o The Telegraph – ordinati in categorie (scienze, ambiente, salute e notizie dal mondo sono quelle in cui è stata inserita la maggior parte degli articoli sul terremoto).

A fare la differenza però, c’è il contributo attivo degli utenti, come quello di Alyssa B. Borelli, 12 anni, che il 18 marzo ha deciso di pubblicare un pensiero dedicato alla sua amica giapponese Aoi. Appena ha sentito del sisma, Alyssa ha pensato alla ragazza, conosciuta durante una sua permanenza in Italia, a casa dei suoi nonni. Racconta di come, dopo due giorni di lunga attesa, è riuscita ad avere sue notizie via mail e riporta la sua testimonianza:

“Non ci sono danni nel posto dove vivo io. Tante case, automobili e persone sono state investite dall’acqua. È stato terribile. Ho pensato che il Giappone potesse affondare”.

Alyssa conclude la sua lettera così:

“Oggi è il compleanno di Aoi e io ho un augurio per lei: spero che il Giappone si riprenda velocemente e che Aoi e la sua famiglia possano festeggiare questo compleanno, e molti altri, in sicurezza”.

www.digitaljournal.com

Su Digital journal, si possono scrivere articoli, tenere un blog nel sito, condividere video, scrivere commenti:  175 autori , da varie città del globo sono operativi “24 ore al giorno, 7 giorni su 7, per offrire notizie da diverse prospettive, con una speciale attenzione alla qualità e all’accuratezza”. Anche nel caso del terremoto, lo spirito è questo. Gli articoli recenti si concentrano sugli sviluppi dei rischi di contaminazione, ma andando a ritroso fino all’11 marzo, tra le news si trova l’articolo del digital journalist Chris Hogg, che il giorno stesso del sisma riunisce i contributi di alcune importanti testate (come la BBC e il Los Angeles Time), dei media giapponesi, e dei citizen journalist nipponici. Carol Forsloff, da New York, commenta così il pezzo:

“Sto provando a contattare degli amici alle Hawaii, dove ho vissuto per 28 anni, e non ci riesco usando Skype dal mio cellulare Samsung. Sono preoccupata, grazie di coprire la storia e di condividere le informazioni”.

Il giorno dopo il terremoto, Mark Weizman ricorda come ha affrontato il sisma, nella sua casa di Tokyo, e ci racconta anche delle difficoltà tecniche di comunicazione con i suoi familiari:

“La scossa è diventata più violenta e sono andato a ripararmi sotto il tavolo da pranzo, appoggiando la testa sulla sedia. L’adrenalina saliva e mi ripetevo di non farmi prendere panico. Nell’ ultimo terremoto avvenuto recentemente in Nuova Zelanda sono rimaste uccise centinaia di persone, tra cui 28 giapponesi. È stata una notizia molto triste ed era il mio unico pensiero in quel momento”.

Fortunatamente anche la famiglia di Mark è rimasta illesa:

“I cellulari erano immediatamente fuori servizio, mentre la linea fissa funzionava, ma non riuscivo a contattare il negozio di mia moglie. Non sentivo sirene né urla dal vicinato, inoltre dal mio balcone potevo vedere il centro commerciale e quindi ho constatato che stavano tutti bene”.

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