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Il terremoto degli scienziati. I media e la voce degli esperti

di Anna Davini

SPECIALE SUL SISMA IN GIAPPONE – DIETRO LE QUINTE DELLA COMUNICAZIONE

calling you (credit: faith salerno)

“In Italia non si possono verificare terremoti di questo tipo”. Parola di Enzo Boschi, direttore dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), uno degli esperti consultati in questi giorni dai media. Uno dei tanti. Le calamità naturali scaldano i telefoni di scienziati e centri di ricerca: carta stampata, tv, radio, blog, agenzie di stampa chiedono un parere esperto sull’accaduto, una previsione degli sviluppi futuri, una valutazione dei rischi globali.

Come avviene la comunicazione fra mass media e scienziati nelle emergenze? I giornalisti passano attraverso gli uffici stampa degli istituti di ricerca o pescano direttamente dalla propria agenda? E le istituzioni scientifiche come si comportano: fanno da ponte fra ricercatori e giornalisti, si limitano a smistare le richieste di contatti o propongono attivamente nomi e contenuti? E allo scienziato che effetto fa quest’orda di giornalisti all’assalto? Sulla comunicazione fra media e scienza nel caso del sisma giapponese, abbiamo sentito Marco Ferrazzoli, capo ufficio stampa del Cnr e Stefano Tinti, tsunamologo dell’Università di Bologna.

Marco Ferrazzoli - CNR

Il capo ufficio stampa

Niente schede di approfondimento sull’attività tellurica del Giappone, sulla sua storia sismica o sulla dinamica degli tsunami: al Consiglio nazionale delle ricerche, spiega Ferrazzoli, la politica è stata un’altra. L’ufficio stampa ha inviato alla propria mailing list materiale su due progetti di ricerca Cnr legati alla misurazione dei maremoti e all’edilizia antisismica. E, con l’accordo dei ricercatori, ha fornito il contatto di un sismologo, Gian Paolo Cavinato, e di un fisico, Valerio Rossi Albertini, per il rischio nucleare.

Ascolta l’intervista a Marco Ferrazzoli:

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Stefano Tinti - UNIBO

L’esperto

E allo scienziato, che cosa è successo? Le telefonate sono state tante e tempestive: alle 10 di venerdì mattina il telefono di Stefano Tinti ha cominciato a squillare. Televisioni, radio, giornali e testate online volevano il suo parere di tsunamologo, ma non solo: i giornalisti lo cercavano come fonte di notizie, di informazioni fresche, condivise solo fra gli specialisti. A differenza di altre volte, si stupisce Tinti, l’evento è stato trattato dai media in modo adeguato: niente drammatizzazioni, la tentazione del sensazionalismo è stata spenta dalle proporzioni della tragedia.

Ascolta l’intervista a Stefano Tinti:

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