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La discussione sul nucleare in Italia? Faziosa e immatura

di Laura Caciagli

SPECIALE GIAPPONE – INTERVISTA A MARCO CATTANEO
La diversa reazione nel nostro paese e in Europa alla catastrofe in Giappone

Marco Cattaneo

Il 12 marzo scorso, all’indomani del terremoto in Giappone, Massimo Gaggi così scriveva sul Corriere.it: “da noi [di fronte a catastrofi naturali e incidenti, ndr] tendono a prevalere due reazioni: il fatalismo davanti all’imponderabile e la rinuncia a costruire strutture potenzialmente vulnerabili- ponti particolarmente audaci, centrali nucleari-, considerate una sfida alla fortuna”.

Condivide il pensiero del giornalista del Corriere Marco Cattaneo, direttore de Le Scienze, Mente e Cervello e National Geographic. Che ritiene che in Italia il dibattito sul nucleare sia ancora immaturo, fra nuclearisti intenti a fare dietro-front per paura di debacle elettorali, e antinuclearisti che non esitano a cavalcare le emozioni forti del momento per bloccare in maniera ideologica qualsiasi piano di sviluppo nucleare. “In Italia, il dramma che sta vivendo il Giappone ha scatenato una reazione di isteria collettiva… Purtroppo tutto è vissuto in maniera faziosa e ideologica, mentre credo che davanti a una tragedia di così vaste proporzioni bisognerebbe osservare un rispettoso silenzio e riflettere”.

Una riflessione seria sul nucleare, libera da approssimazioni e posizioni faziose, è infatti ancora di là da venire nel Bel Paese. Ben diversa è stata la reazione dell’Europa, che dopo l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima ha avviato una seria pausa di riflessione e che adesso, con la chiusura delle centrali più vecchie e la realizzazione di stress test generalizzati, sta muovendo passi molto concreti per garantire la sicurezza dei cittadini. Marco Cattaneo valuta positivamente quello che si sta facendo: “In Europa ci sono circa 170-180 centrali nucleari, è naturale perciò che ci si interroghi sulla sicurezza di questi impianti; non credo che le misure cautelative prese dai governi europei siano mosse demagogiche, ma espressione di buon senso e pragmatismo. Chiudere di colpo tutte le centrali è impensabile, significherebbe fra l’altro aumentare il consumo dei combustibili fossili, non sappiamo con quali conseguenze: l’incidente nucleare è qualcosa di eclatante, mentre è più difficile valutare con precisione l’entità dei danni che il continuo bruciare combustibili fossili potrebbe causare all’uomo e al pianeta. È sicuramente necessario avviare una riflessione: come per qualsiasi impianto industriale potenzialmente pericoloso, anche per le centrali nucleari Stati e costruttori si devono interrogare su come garantire la sicurezza”.

Marco Cattaneo è convinto che la tragedia che ha colpito il Giappone sia stata trattata sui media italiani in maniera superficiale, molto spesso incompetente. Un esempio di pessima informazione quella italiana: “nei giorni scorsi ho visto la stessa forza per i titoli sugli effetti del terremoto e dello tsunami, e gli effetti dell’incidente nucleare, anzi qualche giorno fa si diceva perfino «è arrivata la neve con il rischio valanghe a rendere ancora più difficile la situazione per la popolazione». Come si può equiparare un terremoto 8,9 della scala Richter, o uno tsunami che ha devastato la costa nord-orientale del Giappone lasciando solo fango e macerie, con un generico pericolo di neve e valanghe? Sono davvero sconcertato, la mia impressione è che molti giornalisti siano del tutto incapaci di valutare i rischi reali, perché privi delle competenze specifiche e delle basi scientifiche necessarie per affrontare certe tematiche. Ho visto a tg nazionali chiedere «la nube radioattiva potrebbe arrivare in Italia?», che è una domanda, oltre che di un provincialismo disarmante, che dà l’idea che non si abbia nessuna cognizione di causa di quello che sta accadendo o potrebbe succedere”. Provincialismo e scarsa riflessione rendono la comunicazione del rischio in Italia ancora immatura, assolutamente da riscrivere.

Ma tornando alla situazione italiana, quali potrebbero essere le principali obiezioni e resistenze al rilancio del nucleare in Italia? Non è il territorio sismico a suscitare perplessità, vi sono tante regioni italiane che presentano bassi livelli di sismicità e potrebbero rappresentare siti idonei per la costruzione delle centrali. Per Cattaneo, le maggiori criticità risiedono nella scarsa credibilità delle nostre istituzioni. “Il problema del nucleare in Italia non è un problema tecnologico, è un problema di credibilità di un mondo della politica e di un mondo imprenditoriale, verso i quali i cittadini non nutrono nessuna fiducia: gli italiani sono ormai convinti che chiunque vada a governare sarà corrotto, corruttibile, farà i propri interessi e quelli dei propri alleati. La classe dirigente presente, come pure quelle passate, non sono particolarmente credibili, ed è questa la mia unica obiezione alla costruzione di centrali nucleari in Italia, obiezione che credo di condividere con tanti altri concittadini”.

Ascolta l’intervista a Marco Cattaneo:

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