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Le Pharma ai tempi di internet: diagnosi online, tool e app. Facebook? No grazie, per ora!

di Eleonora Viganò

Diagnosi online

La salute nel web è un dato di fatto noto a tutti. A chi non capita di cercare qualche informazione su una patologia, una terapia o una clinica? O ancora, di evitare la seccatura di una visita medica e cercare in google proprio quel sintomo che infastidisce? Tuttavia questa medicina fai-da-te pone  problemi non trascurabili, come la ormai ben nota attendibilità delle informazioni. Il medico inoltre deve diventare virtuale, impegnarsi a usare i social media e il web 2.0, e conoscere tutta quella mole di informazioni che il proprio paziente empowered trova da solo.

In questo contesto anche e soprattutto le Pharma potrebbero assumere un  ruolo specifico in un sistema di comunicazione a tre. La diagnosi in rete attraverso pool di esperti, le pagine facebook di aziende farmaceutiche e prodotti, i siti e le community per medici, le app e i tool utili sia per gli operatori sanitari, sia per i cittadini … sono solo alcuni dei possibili sviluppi della medicina 2.0. Ogni prodotto ha in sé vantaggi, ostacoli e un lavoro di contenuti, strategia e tecnologia necessario affinché funzioni.

Per saggiare il punto di vista delle Pharma su questo tema, abbiamo chiesto un’opinione a Tanya Buhnik, manager del digital marketing della divisione vision care professional della Johnson&Johnson, che opera nei mercati europei, medio orientali e dell’Africa del nord.

Tanya, presente alla conferenza Doctors 2.0 del 22-23 giugno scorso a Parigi, ha individuato nella diagnosi virtuale il focus principale dell’evento, mostrando tuttavia un interesse più marcato verso applicazioni e tool innovativi (che non siano forum) piuttosto che nell’uso del social media.

“È opportuno concentrasi sulla comunicazione medico-paziente, che manca nel web ed è impedita anche da grossi ostacoli a livello legislativo” afferma Tanya, “anche se i medici sono restii a commentare sintomi e malattie e a dare una consulenza”.

E sui rischi e vantaggi di questa forma di diagnosi Tanya commenta: “Ci sono alcune cose che si possono diagnosticare via web, alcune cose più comuni. Non per i pazienti gravi. Riduce costi, tempi e aumenta l’efficienza”.

La comunicazione, nel suo lavoro, è una comunicazione di prodotto sottesa alle logiche del marketing. Non fa differenza se a comunicare ci si trova in Europa o in Medio Oriente, quello che realmente complica le cose è la diversa penetrazione del web, maggiore da nord a sud e diversa anche all’interno della stessa Europa, ed eventualmente la commercializzazione di prodotti differenti in Paesi diversi. Quindi in nel nord Africa si avrà solo un piccolo sito o forum, mentre in Europa ci sono diciassette siti in lingue diverse.

Facebook è invece ancora un tabù: “è necessario pensare anche a cosa fare nel caso in cui qualcuno ti dica che il prodotto fa schifo”.

Ascolta l’intervista  a Tanya Buhnik (a cura di Eleonora Viganò e Flavio Perna)

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Sulla conferenza Doctors 2.0 e sul tema della salute sul web puoi leggere e ascoltare anche:

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