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L’inglese e tanta determinazione se vuoi sfondare in Europa

di Alessio Palmero Aprosio

Prima il Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste, poi la Città della Scienza di Napoli, per approdare infine a Ecsite, il network europeo di musei e science center. Jennifer Palumbo, una vera comunicatrice scientifica, ci racconta la sua esperienza.

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Tu lavori per Ecsite, che è un network di musei e science center di tutta Europa. Quando hai deciso che volevi buttarti sulla comunicazione della scienza?
Ho deciso che volevo lanciarmi nella comunicazione scientifica nel 2001, forse 2002, quando lavoravo in un laboratorio di ricerca chimica – io sono chimica di formazione – e mi sono accorta che mi interessava anche l’aspetto di comunicazione, l’aspetto più umano, pur volendo mantenere un contatto con la scienza e con i ricercatori. Quindi ho intrapreso questa strada iscrivendomi al Master SISSA.
Quindi è stato comunque il Master che ti ha lanciato.
Sì. Diciamo che poi ho iniziato a fare delle attività anche a latere del Master, però tendenzialmente è così.
Ti ricordi il tuo primo contatto con una redazione, la tua “prima volta”, insomma, con la comunicazione della scienza?
Mio padre è uno scienziato e anche lui è appassionato di comunicazione per cui ho sempre avuto contatti con il mondo dei ricercatori e l’idea della comunicazione non mi era nuova, perché appunto, avendo già in famiglia qualcuno interessato, fin da piccola ho avuto la possibilità di interfacciarmi con questo tipo di iniziative. Non proprio con i musei, ma l’idea di parlare di scienza con gli esperti mi era familiare.
In Ecsite di cosa ti occupi?
Gestire progetti europei, finanziati dalla Commissione Europea di varia natura, di comunicazione della scienza, attraverso musei e science center. Poi faccio attività di formazione per ricercatori per aiutarli a comunicare meglio con pubblici non esperti e creare un dialogo con il pubblico per quanto riguarda le attività scientifiche e gli aspetti della scienza che toccano la persona non esperta nella sua vita di tutti i giorni. Mi occupo anche di altre cose, qui in Ecsite, attività che hanno a che vedere con i membri di Ecsite, per aiutarli a comunicare meglio tra di loro e per creare sinergie.
Come sei entrata a far parte di Ecsite?
Prima lavoravo a Città della Scienza a Napoli. Sono stata lì per quattro anni, poi proprio lì ho trovato un contatto a Bruxelles alla Commissione Europea, sono venuta qui per un contratto di sei mesi alla Commissione Europea, dove anche mi occupavo di pubblicazione nell’ambito delle nanotecnologie e poi, volendo rimanere a Bruxelles, il contatto con Ecsite è stato abbastanza naturale. Conoscevo alcune persone tramite la mia esperienza a Napoli. Città della Scienza è stata presidente di Ecsite per due anni, quindi è stato semplice a quel punto cominciare a collaborare quando ne ho avuto la possibilità.
Il Master ti è servito per questo salto?
Sicuramente è servito per avere i contatti. Nella stessa Città della Scienza sono entrata in seguito a un primo stage che è stato organizzato tramite il Master. In quel senso è stato molto utile.
Quali consigli dai a quelli che stanno frequentando il Master o, in generale, a chi vuole fare comunicazione della scienza?
Darsi molto da fare, e anche studiare l’inglese, è molto utile.
Anche a noi, spesso, capitano compiti in cui il nostro inglese viene messo alla prova.
Anche parlare è molto importante, e anche scrivere è molto utile. Per me ha contato molto questo aspetto. È fondamentale avere una volontà forte, non arrendersi, lanciarsi anche quando è difficile, essere disposti a spostarsi. Questo chiaramente aiuta chi vuole avere una professione di un certo tipo, visto che il nostro è un ambito relativamente piccolo. Detto ciò, ognuno ha esperienze e competenze diverse. Non so se la mia esperienza si può generalizzare.

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