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Medici senza ricchezze: il senso della cura umanitaria

di Eleonora Viganò

Francesco De Simone

Haiti non è solo terremoto e colera, ma anche povertà: caratteristica fondamentale per richiamare attenzione e aiuti dalle organizzazioni predisposte a farlo.

Volontari, associazioni umanitarie, organizzazioni non governative, tutti si sono mossi verso Haiti, tanto che la loro presenza è diventata una caratteristica forte, e non più, come un anno fa, una necessità quasi scontata. Medici senza Frontiere è una di queste realtà presente ad Haiti da vent’anni, prima del terremoto, prima del colera, ed è presente in caso di calamità, disordini, guerriglie.

In questi casi si presenta con prepotenza il problema della cura di ferite, spesso profonde, numerose e infette. A partire da un un articolo pubblicato sul New Engand Journal of Medicine, nel quale si affrontano i protocolli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in merito alle terapie antibiotiche, ci siamo chiesti come si interviene in questi casi e quali siano le differenze rispetto al soccorso in Paesi ricchi. Insieme alle ferite ci sono infatti realtà locali, associazioni e medici esterni, condizioni di vita differenti dalle nostre. Cosa significa in quei casi la parola “diagnosi”, cosa significa “trattamento”?

Ne abbiamo parlato con il chirurgo Francesco De Simone, che ha preso parte alla missione in Afghanistan, al terremoto del Kashmir del 2005 e all’intervento nel Sud Sudan.

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