Il marketing dell'informazione, Nuove fonti, Nuove iniziative

“Medicina 2.0 un’opportunità per tutti al netto dei rischi”. Intervista a Roberto Ascione, presidente di Publicis Healthware International

di Flavio Perna

Roberto Ascione

Durante l’annuale convegno Doctors 2.0 tenutosi a Parigi dal 22 al 23 Giugno sono emerse ancora una volta le tematiche più delicate e discusse che riguardano l’applicazione della medicina sul Web 2.0. Un dialogo con più voci da tutto il mondo a rappresentare un movimento non solo anglosassone o statunitense, come si potrebbe facilmente pensare, ma globale con idee e proposte provenienti anche da paesi non di primo piano dal punto di vista tecnologico ma rilanciati dalla globalizzazione rappresentata dal Web. Di questi argomenti abbiamo parlato con il Dott. Roberto Ascione, unico rappresentante italiano tra i conferenzieri, creatore di Healthware, società di servizi informatici in ambito salute, fondata a Salerno nel 1996 e diventata, negli anni, agenzia di comunicazione digitale che offre servizi sia per il mercato farmaceutico sia per le istituzioni del mondo salute.

Nel 2007 la società è entrata a far parte di Publicis Healthcare Communications Group il gruppo numero uno al mondo nell’healthcare communication, Ascione è diventato così leader del team di Publicis Healthware International, composto da più di 150 professionisti, che operano nelle sedi principali di Salerno e New York e negli ulteriori uffici in Europa (Milano, Roma, Parigi, Düsseldorf) e Stati Uniti

Una storia che, nel suo campo, ripercorre per grandi linee i passi dei giovani appassionati di informatica che avevano compreso, fin dalle connessioni con i modem a 56k, l’importanza e la forza del Web investendoci le loro idee. Per questi motivi con il Dottor Ascione abbiamo ricostruito la storia della salute on-line arrivando ai punti chiave del presente 2.0.

“I primi esempi di Web salute riguardavano le malattie rare, proprio grazie alla stessa definizione di rete cioè di connessione di contenuti, i parenti e i pazienti affetti da queste malattie potevano connettersi tra loro creando gruppi di discussione internazionali su questi argomenti.

Un’altra area, dove si sono sviluppati prima canali web, è quella a forte impatto emotivo, come l’oncologia, in quanto al momento della diagnosi si scatenava una tempesta emotiva che richiedeva un bisogno d’informazione e di connessione con altri che avevano avuto lo stesso tipo diagnosi. Oggi però la salute on-line è ubiquitaria in tutte le aree della medicina”.

Non c’è però il rischio che, con l’ingresso delle case farmaceutiche nella medicina 2.0, si parli in particolare di quelle patologie che hanno un maggio introito?

“I rischi quando avvengono dei cambiamenti ci sono sempre però ci sono anche delle opportunità.

Ad esempio ci sono già aziende farmaceutiche specializzate nelle malattie rare e queste avranno molto più interesse ad aumentare il livello di educazione nell’ambito di tali patologie, con un miglioramento della qualità del servizio. Credo che, in questo processo di cambiamento, al netto dei rischi ci siano più benefici per tutti”.

Quale è la situazione in Italia in questo settore?

“Sostanzialmente in linea con gli altri paesi comparabili per sviluppo digitale. Da un lato ci sono grandi idee e sperimentazione, come ad esempio le iniziative pazienti.org, che permette ai pazienti di dare un giudizio su ospedali e trattamenti ricevuti, o come paginemediche.it che consente ai medici di rispondere alle domande dei pazienti che divengono argomenti per la collettività, con circa un milione di visitatori al mese e 4000 medici che collaborano in maniera gratuita a fornire questo servizio.

L’aspetto negativo è che tutto il digitale l’Italia, rispetto alle altre nazioni europee, soffre di un ritardo strutturale, per quanto riguarda l’accesso alla banda larga, internet gratuito o comunque a prezzi più accessibili, la facilità di accesso per tutte le fasce della popolazione”.

Guarda il seguito dell’intervista a Roberto Ascione, di Eleonora Viganò e Flavio Perna.

Come possiamo essere sicuri del contenuto di un sito che parla di medicina?

Poster su HON code e Web (credit Flavio Perna)

Un primo criterio utilizzato è l’HON (Health On Net) code, che nasce proprio con lo spirito di condivisione della rete sull’esempio di Wikipedia. Si è così creato un codice di riferimento ancora valido, con un meccanismo che controlla a campione se il sito rispetta i criteri stabiliti: aggiornamento degli articoli, referenze di chi ha scritto l’articolo (medico, giornalista esperto in materia). L’applicazione di tutti i principi dell’HON code è un’ottima garanzia dei contenuti del sito.

L’80% dei partecipanti a questo convegno provengono da ditte farmaceutiche. Queste organizzano corsi educazionali raggiungendo i medici che sono i prescrittori dei farmaci. Non ci può essere un intento promozionale delle ditte farmaceutiche anche nei corsi di formazione sul 2.0?

“Anche la medical education è regolamentata. Sicuramente le aziende farmaceutiche nascono per fare business e hanno un intento commerciale. L’educazione continua è fondamentale nel mondo farmaceutico, perché solo la conoscenza del farmaco, da parte del medico e del paziente, permette alla cura di essere efficace. Non si può rinunciare a una migliore educazione di tutti gli attori in causa che porti a una migliore conoscenza del farmaco, di ciò che può e non può fare e dei suoi effetti collaterali. L’educazione farmacologica deve sicuramente essere regolamentata, per utilizzare questi strumenti, i farmaci, nel miglior modo possibile. Questa deve essere fatta dalle istituzioni su quelle che sono le tematiche generali ma sulle questioni specifiche deve essere compito delle aziende che forniscono questi prodotti”.

I commenti sono disabilitati