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Metano in area protetta, a Oristano un comitato fa discutere

di Gianluca Carta

Nei pressi di Arborea, in Sardegna, mancano pochi mesi all’inizio dei lavori di perforazione per verificare la presenza di gas naturale. Il progetto, finanziato dalla raffineria Saras, prevede la costruzione di un pozzo esplorativo in un sito posto a poche centinaia di metri da un’area protetta. Un gruppo di cittadini, contrari all’installazione, ha formato un Comitato con l’obiettivo di ottenere informazioni più dettagliate sul progetto, in particolare sui rischi per il territorio e la salute umana.

“La vita non è fatta solo di metri quadrati e chilowattora”. La frase è di Bruno Paliaga, biologo e direttore dell’Area marina protetta di Capo Carbonara, in provincia di Cagliari. L’ha pronunciata ad Arborea (OR) durante l’assemblea del 28 dicembre 2011 promossa dal Comitato civico NoProgettoEleonora, nato in opposizione al progetto di trivellazione per l’estrazione del gas metano commissionato dalla raffineria Saras.

Ma facciamo un passo indietro.

Nel dicembre del 2009 la Regione della Sardegna autorizza la società Saras, raffineria poco distante da Cagliari, a ricercare la presenza di idrocarburi nell’Oristanese (in un’area di 4430 ettari) e nel Medio Campidano, dando di fatto il via alla concessione Eleonora (Delibera Ass Industria 18 12 2009 – Progetto Eleonora) (in onore alla Giudicessa di Arborea) e sucessivamente permesso Igia. Dopo meno di due anni, a seguito di indagini indirette come studi geologici e rilievi geofisici e geochimici, la raffineria dei fratelli Moratti annuncia il probabile ritrovamento di un giacimento di gas in grado di ricoprire l’intero fabbisogno della provincia di Oristano per 25 anni. Il luogo individuato è a cinque chilometri da Arborea, paese di quattromila abitanti, con un’economia basata principalmente su agricolura e allevamento. Per la precisione, il punto di perforazione si trova a poche centinaia di metri dallo Stagno di Sen’Arrubia, area protetta dalla convenzione di Ramsar del 1977, nonché zona SIC (Sito di Interesse Comunitario), ZPS (Zona di Protezione Speciale) e IBA (Important Bird Area).

Il passo successivo è dunque la realizzazione di un pozzo esplorativo, in modo da avere certezza dell’effettiva presenza del giacimento di gas naturale. Per far questo il gruppo Saras, dopo aver creato una società ad hoc (la Sargas, con responsabile l’Ingegner Antioco Maria Gregu) si affida alla società ERM per la stesura di uno Studio Preliminare Ambientale. Nelle 136 pagine del documento (Studio preliminare ambientale rev1-1)  sono analizzati i quadri di riferimento programmatici, progettuali e ambientali, le stime degli impatti sulle componenti ambientali, ma non quelli sulla salute umana, definiti come “non significativi e quindi non trattati nel seguito di questa relazione”.

Tutto sembra doversi trascinare senza particolari intoppi fino all’estate del 2012, periodo in cui la Saras conta di cominciare le trivellazioni nell’Oristanese, finché un gruppo di cittadini di Arborea, venuto a sapere per caso delle intenzioni della raffineria, non costituisce un Comitato per opporsi al progetto. I motivi? Il Comitato, che oggi annovera un centinaio di presenze, lamenta una scarsa informazione pubblica da parte della Saras e nessun tipo di coinvolgimento dei cittadini all’interno dei processi decisionali che hanno portato alle ormai prossime trivellazioni. Ma non solo: i membri del Comitato giudicano carente lo Studio Preliminare Ambientale, considerata la vicinanza del sito di perforazione allo Stagno di Sen’Arrubia. Per questo, preoccupati anche delle eventuali ricadute sulla salute umana, si rivolgono a tecnici indipendenti, incaricati di esaminare la questione dal punto di vista scientifico: Bruno Paliga, biologo citato in precedenza, Antonio Soggiu, geologo e Consigliere dell’Ordine dei Geologi della Sardegna e Vincenzo Migaleddu, medico radiologo membro dell’ISDE (International Society of Doctors for the Enviroment).

Nel frattempo, il giorno 7 Novembre 2011, la Saras convoca una conferenza stampa dove ribadisce la propria convinzione nella bontà del progetto: un pozzo di 3000 metri di profondità in un area di quasi 6.000 metri quadri con una cifra da uno a tre miliardi di metri cubi di metano presenti, e un risparmio per le famiglie compreso tra il 25% e il 35% per gli usi domestici. Non mancano inoltre i riferimenti alle royalties del 10% sui diritti di produzione delle quali godrebbe la Regione Sardegna, in virtù di una legge regionale del 1959, che potrebbero di fatto fruttare da 1 a 3 milioni di euro l’anno per circa 20 anni.

“A noi interessa il rapporto fra costi e benefici, non quello fra costi e ricavi” – ha affermato di contro Bruno Paliaga, per poi proseguire – “Nello Studio Preliminare Saras si liquida in cinque pagine la dimensione ambientale in termini di biodiversità e poi si fanno delle valutazioni in una solo pagina. Visto che ho al mio attivo circa un centinaio di relazioni di Valutazioni di Incidenza Ambientale e sei o sette partecipazioni a Valutazioni di Impatto Ambientale, posso dire che questo non fa merito al committente.” Gli fa eco Antonio Soggiu, che evidenzia il rischio di contaminazioni per contatto fra diversi strati di falde acquifere. “Le condizioni idrochimiche e idrodinamiche di queste falde sono differenti. Per cui se mi ritrovo con una falda di buona qualità, dalla quale attingono una parte delle aziende, e questa viene contaminata con un’altra più profonda e con un contenuto salino più elevato, allora c’è il rischio di mettere in difficoltà queste stesse aziende. Bisogna approfondire gli studi.” Altri motivi di perplessità sul Progetto Sargas sono, secondo i tecnici, la gestione dei rifiuti, la successiva raffinazione del gas naturale e i confini dell’IBA. Quest’ultima secondo la Saras sarebbe fuori dal sito di perforazione, mentre secondo il Comitato il pozzo ne risulterebbe all’interno. Inoltre il radiologo Vincenzio Migaleddu intima una più stretta attenzione alle ricadute sulla salute umana, visto che “ogni volta che si degrada il territorio si ha una ricaduta sanitaria”.

A completare il quadro delle posizioni sul progetto Sargas, arriva il parere positivo dello stesso sindaco di Arborea, Pierfrancesco Garau, che riguardo i possibili rischi per ambiente e salute umana afferma che “non risulta che esista un sito dove sia scientificamente provato che il metano sia fonte di rischio o pericolo per la salute umana. Non sono uno scienziato ma solo uno che legge e si informa. Ci sono molti uffici regionali che si stanno occupando di questo progetto, perché dovrei preoccuparmi io, che sono solo un ragioniere?” Alla domanda se davvero sia convinto che il metano possa portare benefici economici ai cittadini di Arborea, il sindaco è sicuro: “Sì, questo è scientificamente provato. Lo dico perché il metano costa il 35% in meno di tutte le altre fonti energetiche e quindi è fonte di assoluto benessere.” E se sui posti di lavoro il primo cittadino di Arborea non si fa illusioni (“A naso penso che non saranno occupate più di due o tre persone”), Garau non si sbilancia sul futuro del progetto e sul totale appoggio del Comune: “Il rischio esiste anche quando vai a estrarre l’acqua. Se dovessi avere un solo dubbio che possa succedere qualcosa al territorio e all’ambiente sarei assolutamente contrario alla perforazione.”

La complessità della vicenda è inoltre amplificata dai diversi mezzi di comunicazione e luoghi d’incontro che le diverse parti utilizzano. “Il Comitato non ha mai presentato una firma o un nome. Hanno aperto (i membri del Comitato) un sito su Facebook, che inoltre io non ho anche perché un sindaco ha altro da fare che passare il tempo a rispondere su Facebook,” ha dichiarato Pierfrancesco Garau. Anche nell’assemblea convocata lo scorso fine dicembre, Comitato e sindaco non sono riusciti a confrontarsi, a causa degli impegni istituzionali di quest’ultimo, che ancora oggi ammette di “non avere proprio idea” di quanti cittadini siano a favore e quanti siano contrari al progetto Sargas.

Così, a circa sei mesi dalla data di partenza delle trivellazioni, il Comitato NoProgettoEleonora continua a chiedere insistentemente una Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto Sargas, oltre che una maggiore comunicazione tra comunità locale, politici e vertici della Saras. Nel frattempo, i fenicotteri rosa di Sen’Arrubia continuano a volare sullo stagno, ignari che da qui a poco, da lassù, il panorama potrebbe essere assai diverso.

Qui di seguito, un’intervista ad alcuni membri del comitato:

2 commenti

egidio27/2/2012 alle 14:26

Ritengo che tutta la Sardegna debba essere interdetta alle perforazioni petrolifere per l’unicita’ della nostra Terra e del mare.Trattare l’impatto ambientale equivale a rendere possibile l’accesso a questo tipo di operazioni ed aprire un capitolo di devastazioni dei territori cosi come sempre e’ accaduto in ogni parte del mondo.Significa rimuovere condizioni ambientali oggi sostenibili in virtu’ dell’esclusione di insediamenti industriali ad alto rischio fino ad oggi avvenuto.Noi sardi non dobbiamo scambiare i nostri valori ambientali e paesaggistici della nostra madre Terra con compensi in danaro o qualche posto di lavoro o peggio con qualche favore.Se passera’ questo ed altri progetti simili verra’ meno la nostra sovranita’ ambientale .

egidio27/2/2012 alle 20:48

Si vuole intaccare l’integrita’ del sottosuolo sardo per eviscerare idrocarburi anche letali.Con questo viene messo a rischio il bene comune dell’Acqua ,della Terra e dell’Aria dei sardi.Fin dalla sua nascita la Sardegna ne ha conservato l’unicita’.Le lobby petrolifere vogliono tentare uno sconvolgente capitolo per allargare le loro richezze.
I rischi si diffonderanno nei territori vincolati e sottoposti a queste ricerche per l’agricoltura ,la zotecnia e l’economia pastorale.I beni ambientali , paesaggistici e naturali verranno sottoposti a limitazioni per le popolazioni circostanti.In gran parte per ragioni di sicurezza.Altre servitu’ si sommeranno a quelle militari in un regime di subalternita’ ai conquistatores .E i nostri amministatori sardi implorano la rinuncia alla sovranita’ in cambio di promesse e di sconti energetici.Con cio’ se ne vanno una parte delle nostre certezze.
Auspico l’interdizione per Terra e per Mare della Sardegna da ogni ricerca petrolifera mediante perforazioni.E’ una preghiera per chi ci amministra.

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