Amori bestiali

di Elena Del Maschio

CON UN’INTERVISTA A ENRICO FERRERO

San Valentino è alle porte, e non c’è occasione più ghiotta per parlare d’amore, di quell’emozione impossibile da definire, come sosteneva il più noto fra i tombeur de femmes, Giacomo Casanova. Certamente, si tratta di un sentimento intenso e profondo di affetto, simpatia e adesione verso una persona, ma anche nei confronti di un animale, un oggetto o, perché no, di un ideale. Da un altro punto di vista, quello scientifico, l’amore e l’innamoramento non sono altro che un processo fisiologico generato dal cervello, come avere fame o sete per intenderci, in cui ormoni e altre sostanze dai nomi ben poco poetici, l’ossitocina fra tutti, dettano le regole. E nel mondo animale? Si può parlare di amore e di romanticismo anche per i nostri coinquilini sul pianeta Terra? Valgono le stesse tecniche di seduzione e corteggiamento che si adottano tra esseri umani?

Jekyll ha posto queste e altre domande al professor Enrico Ferrero, docente ormai da una ventina d’anni di corsi di etologia di varia denominazione e livello all’Università di Trieste, che cautamente (continua …)

Sul web? È come scrivere in assenza di peso

di Giuseppina Pulcrano

Piero Bianucci. Foto di Maurizio Codogno

INTERVISTA A PIERO BIANUCCI

Ma che cosa sta succedendo nella comunicazione scientifica? A chiederselo è uno fra i più noti e apprezzati giornalisti scientifici italiani, Piero Bianucci, in un post sull’edizione online de La Stampa intitolato “Particella di Dio al Cern. C’è il fumo, non l’arrosto”. Scaturito a seguito del seminario che si è tenuto al CERN il 13 dicembre 2011 sul bosone di Higgs, l’articolo di Bianucci, fra scienziati e comunicatori, ha destato parecchio interesse e anche un certo scalpore. Abbiamo raggiunto Piero Bianucci al telefono per farci raccontare com’è nato quel post e, più in generale, per capire come, dal suo punto di vista, stia cambiando la comunicazione della scienza.

Come giudica, a distanza di qualche settimana, quello che è accaduto il 13 dicembre su al CERN?

«Da un lato saluto con favore questo atteggiamento, sempre più diffuso nella comunità scientifica ma che ha avuto la sua prima apparizione in pubblico con questa conferenza stampa. È un modo di vendere all’opinione pubblica anche il percorso che porta –, o non porta, a seconda dei casi – alla scoperta. Spiegando così un po’ il metodo scientifico anche al cittadino, che normalmente non sa bene come procedono le cose. Dall’altro lato, però, ho avuto anche qualche dubbio».

Che genere di dubbi?

«Il punto è che alla fine i giornalisti si trovano in difficoltà, a rendere conto di questo percorso. Quando vanno in redazione e riportano di aver seguito questa o quella conferenza, la domanda che si sentono fare è: “qual è la notizia?”. (continua …)

“Alla Big Science serve una Big Communication”

di Giuseppina Pulcrano

Fabiola Gianotti, Rolf Heuer e Guido Tonelli durante la conferenza del 13 dicembre 2011 al CERN

Hanno chiesto tempo e fiducia. Questo è quanto accaduto il 13 dicembre 2011 alle ore 14:00. Quando dal CERN Fabiola Gianotti e Guido Tonelli hanno presentato i risultati delle osservazioni fatte negli ultimi sei mesi con i programmi ATLAS e CMS di LHC, il Large Hadron Collider. L’attesa per il seminario era stata preannunciata da una carrellata di articoli che promettevano grandi emozioni in mondovisione dal Cern. Con titoli come Where’s my Higgs?,  Might the Higgs finally be in our grasp? o Il bosone di Higgs alle corde. E retrospettive, come quella di Luciano Maiani, che ventiquattro ore prima della conferenza ricorda “Quando abbiamo chiuso Lep. Storia della caccia al Bosone di Higgs in attesa dell’annuncio da Ginevra”. Eravamo a un passo dalla grande rivelazione. E per di più in diretta.

Quando, alle 14.30, si apprende che la statistica degli eventi osservati è ormai sufficiente per dire che la particella di Higgs – se esiste – deve avere una massa compresa tra 116 e 130 GeV (ATLAS) e tra 115 e 127 GeV (CMS), e che  “non possiamo concludere nulla in questa fase, il puzzle sarà risolto nel corso del 2012”, come dice Fabiola Gianotti, portavoce di ATLAS, apriti cielo! Immediate le reazioni. C’è chi si innervosisce, chi mantiene alta l’attesa e chi, tra gli addetti ai lavori, sbuffa per il gran baraccone mediatico che la conferenza ha scatenato. (continua …)

Lo scienziato della porta accanto

Un po’ pazzi, solitari, avventati, quasi sempre geniali: questi gli scienziati che si vedono ogni giorno tra cinema e tv. E lo “scienziato della porta accanto”? Quello che lavora nel laboratorio a fianco al mio o il mio vicino di casa che è un ricercatore? Si possono vedere anche questi? Forse sì. Lo dicono il programma del Sundance Film Festival appena concluso e un articolo pubblicato su Nature.

Il Sundance, creato e diretto da Robert Redford, è da anni l’appuntamento americano più prestigioso per i film indipendenti e un’importante vetrina che in passato ha lanciato talenti come Quentin Tarantino e i fratelli Coen. Da alcuni anni inoltre i film in concorso non sono più solo pellicole per appassionati ma riscontrano il favore del grande pubblico: due esempi sono Little Miss Sunshine o Juno.

Qual’è la novità? Tra i 200 film in concorso quest’anno si trovano molti titoli legati alla scienza tra clima, ambiente, energia, vita da laboratorio e molto altro. Ma in queste produzioni la scienza e gli scienziati sono rappresentati in modo diverso rispetto al passato. Meno geni pazzi e solitari e più persone, tra lavoro e passione. Meno eventi catastrofici e più osservazioni di come la scienza migliori e condizioni la vita di tutti i giorni. (continua …)

SketchNotes a ScienceOnline 2012. Ovvero come raccontare la scienza con pennarelli e carta

di Tomaso Fortibuoni

SketchNotes a ScienceOnline 2012

Dal 19 al 21 gennaio, presso la North Carolina State University (Stati Uniti), si è tenuta la (non)conferenza ScienceOnline 2012.

Cos’è una (non)conferenza? Sono gli stessi organizzatori a definirla così. L’idea prende forma dall’osservazione che alle conferenze, anche quelle scientifiche, le migliori discussioni e idee nascono fuori dall’aula magna. Nascono al bar, durante il coffee-break, alle cene sociali o di fronte una birra al pub la sera, quando si smettono i panni seriosi del ricercatore e ci si confronta, giovani e luminari, davvero peer-to-peer.

Perché allora non portare in aula magna le discussioni che scaturiscono nella hall dell’hotel?

Da questa idea prende vita il format della (non)conferenza. Ma se generalmente il programma delle (non)conferenze viene creato a conferenza iniziata, quando ci si riunisce in una stanza armati di pennarelli e lavagna per raccogliere idee e suggestioni, ScienceOnline nasce sul web, contributo su contributo. Un sistema meno dispersivo e più efficace per organizzare una grande conferenza internazionale centrata su un solo tema, e un modo perchè trovino parola anche le persone più timide. (continua …)

Quanto vende la scienza in edicola?

di Fabio Bettani

Quanto sono diffusi i periodici italiani di scienza, tecnologia e salute? In un panorama editoriale in continua evoluzione, i dati dell’Accertamento Diffusione Stampa – volontariamente comunicati da ciascun editore, e quindi non necessariamente disponibili per tutte le testate pubblicate – forniscono un’utile bussola per orientarsi nei dati di oggi e nelle tendenze degli ultimi vent’anni.

Il mensile di scienza più diffuso si conferma Focus, che nell’ultimo anno ha venduto una media di quasi 400mila copie a numero: una cifra che fa impallidire gran parte degli altri periodici italiani, collocandosi alla pari di un colosso come Al Volante e ben al di sopra di terzo e quarto classificato, Silhouette Donna (320mila copie) e Quattroruote (300mila copie).

È interessante, tuttavia, analizzare l’andamento temporale dei dati di vendita di Focus e degli altri mensili italiani di scienza censiti dall’ADS:


(continua …)

Quando “ricerca sul campo” significa Costa Concordia

CON UN’INTERVISTA A EMILIANO GORDINI

di Anna Sustersic

Emiliano Gordini

“Pensavo di essere preparato, dal momento che da giorni TV e giornali riportavano le immagini della nave”, racconta Emiliano Gordini, ricercatore dell’OGS (Centro di Oceanografia e di Geofisica sperimentale) di Trieste, ma “vedere da vicino questo colosso, che è quasi più grande del centro abitato, è stato davvero impressionante”. Gordini è uno dei ricercatori dell’OGS Trieste (Dipartimento Rima) che ha fatto parte della spedizione inviata all’Isola del Giglio per valutare le condizioni del fondale marino sottostante il relitto della ormai tristemente famosa Costa Concordia.

Quella su cui l’OGS è sbarcato è un’isola attonita, dal clima mesto. Si respira aria di preoccupazione nel piccolo porto dell’Isola del Giglio, che da meta turistica si è trasformato in cornice di un evento shockante. Ma non è silenziosa l’isola, anzi, è densamente popolata. (continua …)

“Lo sciopero di Wikipedia? Un’azione efficace”

CON UN’INTERVISTA A ELVIRA BERLINGIERI

di Enrico Bergianti

Elvira Berlingieri

Sono ancora proposte di legge in discussione negli Stati Uniti, ma SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act) hanno già un nutrito gruppo di oppositori. Le due proposte, in discussione rispettivamente alla Camera dei Rappresentanti e al Congresso, hanno avuto sostegno bipartisan fra i politici statunitensi, ma all’opposto uniscono molte realtà del web nella protesta. Fra questi ci sono colossi quali Google, Mozilla, Yahoo! e Wikimedia Foundation, che gestisce il progetto di enciclopedia partecipativa più famosa del mondo: Wikipedia. Ed è proprio Wikipedia che si è fatta portavoce di un’azione per protestare contro SOPA e PIPA. Il 18 gennaio scorso infatti Wikipedia in lingua inglese è rimasta oscurata per ventiquattro ore: un vero e proprio sciopero. Non è la prima volta: il 4 ottobre 2011 anche la versione in lingua italiana di Wikipedia aveva indetto una protesta analoga, rimanendo oscurata per due giorni per contestare il comma 29 del disegno di legge sulle intercettazioni, in quei giorni in discussione alla Camera dei Deputati. Una forma di protesta che ha suscitato enorme clamore, ottenendo una grande risonanza sui media e sui social network. (continua …)

Citizen science per la rilevazione sismica

di Davide Mancino

"twitter press"

Terremoti come quello di ieri ci ricordano quanto sia importante analizzare eventi naturali a volte molto distruttivi. Ma se usassimo Tweet e telefonini al posto dei sismografi? L’idea arriva dalla California, dall’Università di Berkley. Il sismologo Richard Allen, in un articolo su Science, propone l’uso delle nuove tecnologie per rilevare e studiare le attività sismiche. Due, in particolare, gli strumenti sotto la lente d’ingrandimento: da un lato i cinguettii di Twitter, dall’altro gli accelerometri sempre più spesso integrati nei nostri telefoni cellulari. Entrambi consentirebbero di superare alcuni limiti degli attuali sismografi: il costo, innanzi tutto, ma anche la loro diffusione. Allen ricorda come “anche nelle migliori reti del mondo ci sia soltanto una stazione ogni dieci chilometri”, mentre “il contributo dei cittadini potrebbe consentire una precisione molto maggiore, soprattutto nelle zone residenziali”. Ma in che modo entrambi possono esserci utili? (continua …)

iPhone 5? I nostri figli avranno l’i-Theatre…

di Carlo Rigon

Ha un grande touch-screen. E’ studiato per essere semplice. “Educazione” è la parola chiave. Il suo nome inizia con una ‘i’ minuscola. Non è un nuovo prodotto della Apple.

Se l’ultimo indizio vi ha lasciati spiazzati sappiate che stiamo parlando di i-Theatre, un  prodotto interamente italiano realizzato dalla Edutech in collaborazione con Create-Net,  il Museo Tridentino di Scienze Naturali, la Fondazione Bruno Kessler e con Nella Valentini, pedagogista e illustratrice di libri per l’infanzia.

I-Theatre si presenta come una sorta di banco colorato, con alcuni accessori e un grande schermo multi-touch. Attraverso una fessura i bambini possono inserire disegni (fatti su carta, con pennarelli) di personaggi e paesaggi. Una volta che l’i-Theatre li avrà acquisiti, questi elementi potranno essere ingranditi, rimpiccioliti, spostati, animati  dai bambini. Le storie  così create potranno essere salvate, scambiate e anche proiettate su parete.

“Il progetto nasce dalla volontà di creare uno strumento che aiuti i bambini a raccontare, nella fase di passaggio dalla parola parlata alla parola scritta”, spiega Fulvia Guerini, collaboratrice del museo di Scienze di Trento, che ha presentato i-Theatre a Mappe. “Ci sono voluti otto mesi di focus group per (continua …)