Vivere da freelance

Progetti di sopravvivenza per i freelance dell’informazione scientifica

di Flavio Perna e Roberto Inchingolo

Da sempre all’interno del mondo giornalistico la figura professionale del freelance scientifico ha contribuito ad arricchire gli articoli di quotidiani, periodici o trasmissioni radiotelevisive. Negli ultimi anni nelle redazioni si vive però una situazione contraddittoria, se da un lato la riduzione dei redattori a contratto a reso più consueta la collaborazione con i freelance dall’altro lato ci si lamenta di una loro scarsa preparazione giornalista di base e di una certa improvvisazione del mestiere. Si sono così sviluppati negli ultimi anni progetti come il SjCOOP della World Federation of Science Journalist che offrono la possibilità ai giovani freelance di perfezionarsi, dando la possibilità di arrivare alle fonti delle notizie. E come RELATE, in Europa, o Open Lab di Pavia, in Italia, che permettono attraverso un’esperienza all’interno di un centro di ricerca di produrre articoli e acquisire visibilità.

Il nostro lavoro ha come obiettivo di far conoscere tale realtà è di fornire mezzi, regole e suggerimenti a chi vive o vuol diventare un freelance del giornalismo scientifico. Abbiamo intenzione di esplorare nei prossimi mesi, attraverso interviste, analisi, inchieste l’ambiente in cui vive e lavora attualmente.

Attraverso questa raccolta di informazioni ci proponiamo di costruire una sorta di manuale di vita per gli odierni freelance, il cui aumento negli ultimi tempi ha portato ad una maggiore competizione e ad una richiesta di competenze tecniche superiori. Oltre ai classici dilemmi che tormentano le notti dei freelance quali: come proporre un articolo in maniera appetibile, le fonti più accreditate, come trovare i contatti per le interviste, attualmente bisogna anche essere in grado di produrre un audiovideo, saper fare foto, avere dimestichezza con il web e l’informatica.

Attraverso tale panoramica del mondo dei freelance vogliamo offrire i suggerimenti per riuscire a superare questa selezione naturale giornalistica e potersi così adattare al nuovo ecosistema della comunicazione scientifica.

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