Conflitto d'interesse

Quanto vale l’opinione di un giornalista?

di Marina D’alessandro

250 $ per circa 25 minuti di chiacchierata. E’ il prezzo delle opinioni di giornalisti specializzati nel settore dell’energia secondo Paul Farhi, giornalista del Washington Post.

Secondo Farhi molti giornalisti di Washington sono stati contattati dalla Società PFC Opinion Research, che si occupa di condurre indagini sull’opinione pubblica, per fornire la loro visione su argomenti legati al mondo dell’industria petrolifera.

Le interviste hanno però un costo: come già detto 250 $ per circa 25 minuti di lavoro. La PFC, oltre a questo “honorarium”, assicura ai partecipanti l’anonimato.

La procedura ha sollevato dubbi sul piano etico all’interno della redazione dello stesso Post, in quanto molti collaboratori del giornale hanno ricevuto l’invito della PFC a partecipare al progetto.

Emma Heald, nel suo blog editorsweblog, ha scritto che “la questione etica principale è che i giornalisti sono stati pagati per il loro tempo. Prendere soldi da una tale iniziativa potrebbe essere interpretato come un conflitto di interessi.”

Riguardo alla trasparenza dell’informazione, il direttore della PFC David Leonard, intervistato dal Washington Post, non ha dichiarato chi ha commissionato questo tipo di indagine. A farlo ci ha pensato Felix Salmon di Reuters, uno dei sei giornalisti che fino ad ora hanno accettato di partecipare all’indagine. Salmon ha deciso di raccontare in rete l’andamento della sua intervista, svelando il nome del misterioso cliente: si tratta della compagnia petrolifera Chevron. Secondo il giornalista, il vero problema non consiste nel pagamento (anche se dichiara di aver chiesto di devolvere i soldi che gli spettavano per l’intervista a Medici Senza Frontiere) quanto nella segretezza promessa ai giornalisti partecipanti. “Se si parla con i giornalisti – afferma – quelle conversazioni sono destinate a diventare pubbliche, quindi non posso immaginare che siano molto sorpresi del fatto che io riveli la loro identità. Ora che l’ho fatto, dubito che questo progetto aiuterà davvero l’immagine pubblica della Chevron: dà solo l’impressione che si sta cercando di corrompere i giornalisti.”

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