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Quella paradossale compostezza

di Eleonora Viganò

SPECIALE GIAPPONE – IL LATO PSICOLOGICO DELL’EMERGENZA

Intervista all’esperta: Raffaela Paladini, di “Psicologi per i Popoli”

In fila davanti al supermercato. Credit: BRIAN VAN DER BRUG/LOS ANGELES TIMES

Un vantaggio, una virtù, un atteggiamento da elogiare e, forse, da imitare. La compostezza dei giapponesi non ha lasciato indifferente nessuno, ne hanno parlato tutti i media, dedicandogli un titolo o più semplicemente tratteggiandola discretamente in alcuni racconti.

Si parla di una “calma surreale” agli occhi degli occidentali:  i giapponesi sanno cosa fare e convivono con il pericolo sismico. Preparati e consapevoli della sicurezza delle loro abitazioni, di grattacieli e palazzine, si comportano come se fosse tutto sotto controllo. In una situazione di emergenza, la vita normale trova comunque posto nel lavoro e nella scuola, in un ordine preciso in grado di rispondere agli sconvolgimenti del terremoto.

È un esempio virtuoso, lo si addita come tale, immaginando di trasportare quella stessa situazione nel nostro Paese. Ma è realmente così? Fino a che punto questo distacco può portare benefici? Lo sarebbe anche per noi, con una peculiare e differente gestione delle emozioni? Questi atteggiamenti non sono invece una miscela complessa derivante da cultura, educazione, prevenzione? È innegabile che vi sia sofferenza, ma la sua espressione può assumere davvero diverse facce, anche quella così controllata dei giapponesi?

Raffaela Paladini

In un paese con un’uguale cultura e la medesima gestione del panico, i nostri psicologi saprebbero fornirci interpretazioni, garantire terapie di gruppo e aiutare nell’elaborazione del lutto. In questo caso invece, i professionisti si scambiano mail interrogative, come ci racconta Raffaela Paladini, psicologa, psicoterapeuta e presidente dell’associazione onlus Psicologi per i Popoli – Emilia Romagna, per cercare di comprendere quella paradossale compostezza e tradurla in un intervento psicologico efficace. Paladini parla di “un contenimento emotivo ed espressivo fuori dai canoni della nostra cultura e dalla nostra preparazione professionale,” ancora da conoscere e indagare.

E chi invece ha un proprio bagaglio di reazioni, espressioni, atteggiamenti meno controllati, come ha vissuto questa compostezza “culturale”? Raffaela Paladini vorrebbe poter parlare con gli italiani in rientro dal Giappone, con i quali forse funzionerebbero quelle tecniche conosciute nel nostro contesto. Per ora ne ha visto solo i volti: alcuni privi di lacrime e attoniti. “Esprimono disorientamento – ci dice – come se avessero una difficoltà a integrare ciò che hanno dentro con ciò che hanno visto fuori, espresso da altri volti, quasi immobili. Non si sono adeguati all’espressività dei giapponesi, ma hanno vissuto un duplice trauma: il terremoto e l’impossibilità di lasciarsi andare insieme agli altri.”

Ascolta l’intervista a Raffaela Paladini:

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