Competenze e formazione

Raccontare storie con i dati

di Eleonora Viganò

DATABASE credit: Michael Mandiberg

Cosa può uscire fuori da una conversazione di Martin Belan, information architect al Guardian, con Scott-Byrne Fraser, “infografico” alla BBC?

Un’analisi delle “regole” del data journalism e della visualizzazione grafica dei dati, fatta per prove ed errori grazie all’esperienza lavorativa di Fraser.

La prima cosa da fare, prima di impilare i numeri l’uno sull’altro e fornirli al proprio lettore, è iniziare con una domanda. Grafici, tabelle e mappe devono rispondere a una quesito di interesse per il pubblico.

Scott-Bryne Fraser cita un esempio riuscito male: la loro “teen murder map” del 2008 aveva unito e raccolto numerosi dati, permettendo al visitatori di navigarci liberamente, ma non raccontava nessuna storia e non rispondeva a due quesiti fondamentali: i moventi degli omicidi e le possibili condanne. Da questo errore Fraser comprese che la storia deve essere servita pronta e che gli utenti non scoprono la notizia giocando.

Come dice Daithí Ó Crualaoich, software developer del Guardian: “Non puoi dare a una macchina dei dati e aspettarti che essa sputi fuori giornalismo.” Per questo l’essenza di un buon information architect consiste nell’eliminare tutte le informazioni inutili per mostrare in modo chiaro ciò che serve al lettore per percorrere la storia, proprio come nel giornalismo. Viceversa non è quindi necessario imbastire sempre ogni notizia con un grafico, a volte è più semplice scriverli, i numeri.

Attraverso vari tentativi, la squadra della BBC ha quindi scoperto che una grafica semplice, un po’ di interattività ridotta ( basta il tasto “play”) e una voce narrativa fuori campo sono gli ingredienti fondamentali per la buona riuscita di un progetto di visualizzazione dei dati.

“La maggior parte della gente non vuole raffinare i dati di una tabella e giocare con le variabili, -conclude Fraser – gli utenti pensano solo: ‘ragazzi, siete voi quelli pagati per capire cosa c’è di importante qui dentro – ditemelo e basta.’”

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