Audio, Multimedia lab

Terremoto: istruzioni per l’uso. In giapponese

di Martina Manieli

SPECIALE GIAPPONE – L’EDUCAZIONE AL RISCHIO LA FANNO COSÌ. E IN ITALIA?

L'icona del pesce gatto, usata a Tokyo per indicare le vie di fuga

Comincia con un decalogo il Manuale di Sopravvivenza ai Terremoti dell’area metropolitana di Tokyo. Lo trovate, in inglese e in giapponese, sulla pagina principale del sito istituzionale del comune, come guida per gli stranieri residenti in città.

E suddivisi per luogo in cui potreste trovarvi – casa, ufficio o luogo pubblico – e per tipo di calamità – terremoto, tsunami o inondazione – cinquantuno diversi documenti, scritti con linguaggio semplice e tanti disegni, costituiscono una piccola parte del Piano di Prevenzione di Tokyo.

Ma ecco le dieci semplici regole, ripetute negli uffici, nelle scuole, per strada, sulla metro:

1. Mettetevi al sicuro sotto un tavolo. La prima scossa dura circa un minuto.
2. Spegnete il gas.
3. Non correte fuori di casa, verificate la situazione con calma.
4. Aprite la porta: potrebbe deformarsi e bloccarvi la via di fuga.
5. Se siete all’esterno proteggete la testa e dirigetevi verso un edificio sicuro o uno spazio aperto
6. Se siete in un edificio pubblico seguite le indicazioni del personale.
7. Parcheggiate l’auto sulla sinistra della carreggiata e allontanatevi a piedi.
8. Se vi trovate in un’area soggetta a frane o allagamenti, dirigetevi verso un luogo sicuro.
9. Evacuate la zona a piedi, portando soltanto ciò di cui avete bisogno.
10. Evitate le informazioni fuorvianti: ascoltate i vigili del fuoco, mass media e le autorità locali.

Il Piano è dettagliatissimo e mirato: anche i bambini sanno come comportarsi in caso di allarme e ripetono mensilmente le procedure di evacuazione. C’è anche un gioco da tavolo, si chiama Big One, come il terremoto devastante che i giapponesi aspettano da un momento all’altro. Insegna cosa bisogna fare in caso di emergenza, dove andare, cosa portare. Ogni abitante tiene pronto uno zaino, con acqua sufficiente per tre giorni e cibo per una settimana, da mettere in spalla prima di allontanarsi. Sulle strade un pesce gatto, che secondo la leggenda è responsabile dei terremoti, indica la via di fuga.

Romano Camassi (crediti: Marco Mensa)

E in Italia? Per circa dieci anni il progetto Edurisk, promosso dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e dall’Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste, ha coinvolto insegnanti e studenti di dodici regioni italiane nella prevenzione e riduzione dei rischi naturali. “Il progetto è formalmente concluso dal giugno scorso e non si prospetta un suo riavvio” ha detto Romano Camassi, sismologo dell’INGV di Bologna e responsabile del progetto. Non ci sono più finanziamenti.

Quante vite si potrebbero salvare, puntando sulla prevenzione?

Se parliamo di terremoti dobbiamo ragionare sulla media delle vite che abbiamo perso negli ultimi cento anni a causa dei terremoti e siamo sull’ordine delle centocinquantamila. Per salvare delle vite bisognerà fare la prevenzione in senso stretto, vale a dire tutti quegli interventi che si fanno prima che un terremoto accada: costruire correttamente, adeguare gli edifici che sono vulnerabili.

Ma davvero non è possibile prevedere i terremoti?

L’obiettivo della previsione a breve termine è lontanissimo dall’essere raggiunto, potrebbe essere un obiettivo da qui a cinquanta o cento anni. E in ogni caso non salverebbe di per sé persone, non limiterebbe i danni. La cosa assolutamente più urgente, più importante è lavorare sulla prevenzione, sulla riduzione della vulnerabilità sismica e su quella effettiva del rischio.

Cosa farà l’Italia per aiutare il Giappone?

L’INGV è un ente di ricerca che potrebbe andare a supportare il Giappone dal punto di vista della ricerca in senso stretto però su questo aspetto il Giappone è tecnologicamente molto avanzato, non ha bisogno di aiuto. L’Italia in questo momento non ha ancora mandato nessuno e comunque il Giappone ha un’organizzazione interna dell’emergenza molto efficace e avrà bisogno soltanto di supporti molto particolari.

Ascolta l’intervista integrale a Romano Camassi:

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

1 commento

Alessio Cimarelli14/3/2011 alle 08:25

Segnalo anche questa iniziativa di uno studente che ha messo a disposizione un sito di consigli su come gestire l’emergenza terremoto, tradotto in 24 lingue grazie a una comunità di volontari che si organizza mediante Twitter: http://nip0.wordpress.com/

I commenti sono disabilitati