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“Trenta secondi prima del terremoto sapevamo”

di Alessio Cimarelli

SPECIALE TERREMOTO – “IN ITALIA CI AVREBBE RISPEDITO A VIVERE NELLE CAVERNE”

Immagine aerea di Tokyo

Immagine aerea di Tokyo
(credits: www.giappone.eu)

John Russo, giovane ricercatore italiano da qualche mese a Tokyo presso l’Institute of Industrial Research, è partito da Roma e ha attraversato nove fusi orari per inseguire i suoi interessi di ricerca: “sapevo che c’era questo professore che lavorava su alcune cose che mi piacevano e sono partito senza essere un grande appassionato del Giappone, ma lo sono diventato una volta arrivato qui, mi sono fatto prendere dalla cultura giapponese”. Nel laboratorio del professor H. Tanaka John studia i materiali soffici, tutti quei materiali che hanno la consistenza della maionese o della marmellata e il cui comportamento si può efficacemente simulare al computer. Il suo cammino di scoperta del Sol Levante si è però intrecciato con lo scatenarsi del peggior disastro naturale della storia di quel lontano paese e gli ha permesso di lanciare uno sguardo oltre la facciata della società giapponese.

“Venerdì l’interfono ha dato l’annuncio, ma io non ho pensato subito che fosse per un terremoto. Ho poi visto una delle ragazze mettersi l’elmetto in testa e ho capito cosa stava accadendo”. Un annuncio dato in tempo, quindi. “Basti pensare che trenta secondi prima del terremoto noi sapevamo che stava per investirci. Certo, non pensavamo che sarebbe stato così forte, però già il fatto che abbiamo avuto trenta secondi ha permesso alla gente di mettersi gli elmetti, qualcuno è andato sotto i tavoli: trenta secondi possono davvero fare la differenza.” Un eccellente sistema di allarme e prevenzione, che si somma all’addestramento quasi militare a cui tutta la popolazione, fin dalla più tenera età, si sottopone proprio in vista dell’eventualità di gravi terremoti. Ma il Giappone è famoso anche per la sua tecnologia costruttiva all’avanguardia: “i grattaciali di Tokyo hanno oscillato e non è successo nulla. Per quello che ho visto io, per come si muoveva tutta la struttura, una cosa del genere in Italia ci avrebbe rispedito a vivere nelle caverne, probabilmente”.

Frame estratto da un video amatoriale dello tsunami giapponese

Frame estratto da un video amatoriale dello tsunami giapponese (credits: www.guardian.co.uk)

Purtroppo la preparazione giapponese, così efficace nel limitare i danni del terremoto, nulla ha potuto nei confronti della furia dello tsunami, un’onda di dieci metri di altezza che ha spazzato le coste orientali del nord del Giappone e ha travolto tutto ciò che ha incontrato. “Tutte le strategie contro il terremoto hanno funzionato benissimo, purtroppo contro lo tsunami non c’è molto da fare. Penso però che i giapponesi abbiano veramente dimostrato che tutte le loro attenzioni maniacali hanno pagato da questo punto di vista”. Qualche esempio? “La lampada che ho io in camera ha un interruttore nascosto sotto, tale che se cade si spegne. Così in caso di terremoto, anche se le attrezzature elettriche si ribaltano e cadono, non succede nulla. Venerdì la gente aveva già i sacchi a pelo pronti per l’evenienza di passare fuori la notte e infatti molti hanno dormito in laboratorio”.

C’è però un elemento che pone come una barriera tra gli stranieri in Giappone e questo efficientissimo sistema di gestione dell’emergenza sismica: “tutti i grandi giornali e le principali fonti di informazioni non hanno una versione in inglese”. Avvisi, segnalazioni, persino gli annunci di emergenza dell’interfono sono in giapponese. “A me dall’istituto arrivano milioni di mail, ma sono tutte in giapponese e molte sono informazioni riguardanti il terremoto, i tagli di corrente, cose così…”. I traduttori automatici aiutano? “Sì, però il giapponese è un po’ arduo da tradurre perché anche l’ordine delle parole è tutto invertito. Io mi metto di buona volontà, traduco le mail che mi arrivano con Google Translate, cerco di capire solo se sono importanti oppure no e se lo sono chiedo a qualcuno di dirmi cosa c’è scritto”.

Le tecnologie informatiche sono sempre più presenti e cruciali in tutti gli ambiti, anche in quello delle catastrofi naturali, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione. Ogni tecnologia presenta però luci e ombre e nel caso giapponese Internet si è dimostrata superiore alla rete mobile della telefonia cellulare. “Internet ha retto, non ci sono mai stati problemi, almeno nel quartiere dell’università dove vivo. Paradossalmente erano più facili le comunicazione verso l’estero che non quelle dentro il Giappone, perché qui si fa un affidamento cieco ai telefoni cellulari e quelli sono saltati subito”. È stato così che John ha potuto avvertire tempestivamente la sua famiglia in Europa.

Foto di John Russo

John Russo, ricercatore presso l'Institute of Industrial Research della Tokyo University (credits: johnrusso.webege.com)

L’onnipresenza della tecnologia in Giappone soffre però oggi le difficoltà di approvvigionamento energetico del paese, alle prese con una gravissima emergenza nucleare a causa dei danni riportati dalla centrale di Fukushima. I problemi causati dai continui black-out, più o meno programmati, fermano anche l’attività dei laboratori di ricerca. “Oggi [lunedì, ndr] è il primo giorno feriale dal terremoto. Metà delle persone non c’era al lavoro perché con i tagli alla corrente alcune linee della metro non erano operative e quindi alcuni non sono proprio riusciti ad arrivare. È stato tutto un po’ strano: le luci erano spente, la strumentazione spenta, eravamo sostanzialmente a mezzo servizio… c’è questa idea che bisogna razionare la corrente e qui lo fanno in maniera molto responsabile, quindi qualunque cosa che non è strettamente indispensabile è stata spenta”.

Ovviamente oggi si parla solo di terremoto, tsunami ed emergenza nucleare, ma in fondo il Giappone è molto di più. “È sicuramente un bellissimo ambiente dove lavorare, ma è anche un luogo molto particolare quindi è un’esperienza di vita in sé, anche al di là della ricerca. Lo trovo un paese affascinante da tutti i punti di vista… meno i terremoti, probabilmente.”

Ascolta l’intervista a John Russo:

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Sull’esperienza di John Russo a Tokyo durante l’emergenza, sempre su Jekyll puoi leggere e ascoltare anche:

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